I problemi di Matusalemme

Milioni di dollari dopo la conquista della luna gli umani si sono dovuti rassegnare a restare sul pianeta e dintorni, e allora, finite le ansie di gloria intergalattica, ci si concentra sull'effimera vita su questa terra cercando di rimandare il momento di lasciare onori e denari a quelli nati dopo.

L'obiettivo è (per il momento) arrivare a 120 anni, ma qualcuno già chiede i 150 e poi, ovviamente l'immortalità.

Al di là della difficoltà per chi oggi è già sui 70 di arrivare a questi traguardi, e presumendo che ci si arrivi, quale sarebbe la vita di questi ultracentenari? E non parliamo di quella fisica perchè è ovvio che chi aspiri ad arrivare a 120 anni voglia farlo in buona salute.

I problemi che si tende a non considerare sono altri e non facilmente risolvibili.

Il primo è di tipo nevrotico: come vivrebbe la sua quotidianetá una persona che sa che non si ammalerá ma che può comunque morire o restare menomato per un incidente?

Un'ipotesi non peregrina visto che gli incidenti automobilistici e quelli in casa sono molto frequenti?

Finirebbe col fare la vita di una bella fragile statuina di Capodimonte tenuta dietro una cristalliera.

Poi c'è il problema degli altri, quelli che dovrebbero morire e che certamente non vedrebbero di buon occhio gente che magari ha già tutto e che per giunta non muore nemmeno.

E questo diventerebbe un altro motivo per i fortunati lungo-viventi per tenersi lontano dal vasto pubblico un po' arrabbiato.

Un Oscar al femminile

L'Oscar a The hurt locker non è solo un premio a un film perfetto, non è solo un evento perché per la prima volta viene premiata una regista (e la Bigelow se lo merita tutto!), ma, anche se nel film non c'è una donna, l'Oscar è un premio a quelle virtù femminili di cui ha bisogno il mondo dopo il crack del 2008!

Anche se è un film di guerra, gli eventi della vita di un artificiere in Iraq sono solo una metafora di quello che ci serve per il nuovo mondo, virtù che donne hanno maturato nel lungo processo di umanizzazione e che non sono mai state valorizzate in una storia dell'umanità fatta di predazione più che di collaborazione e che ha visto nell'avidità finanziara pre 2008 il massimo dell'idea che si "deve" sfruttare, imbrogliare, prevaricare altri esseri umani.

Le virtù femminili che ci servono sono quelle dell'artificiere che è in Iraq per aiutare, collaborare con altri pur se molto lontani da se ma cosí importanti da fargli, non solo rischiare la vita, ma anche sentire il dovere morale di lasciare affetti e comoditá meritate per tornare a far esplodere la sua empatia, forse anche per il suo nemico.

Egoismo animale

Fin dall'infanzia il bambino mostra una specificitá nel desiderio di collaborare con gli altri umani e, prova di questo, è lo sviluppo del linguaggio il cui scopo primario è una profonda necessità di diventare parte attiva dei gruppi sociali di cui si entra a far parte.

Gli esseri umani, non essendo dotati di potenti mezzi fisici propri (artigli, zanne) dovevano necessariamente collaborare durante la caccia ad animali più forti e più veloci e questo implicava anche una successiva ordinata suddivisione delle spoglie fra i partecipanti alla caccia, le loro famiglie, gli anziani e i bambini.

Un comportamento che non è previsto fra gli animali che cacciano in branco, anche quelli che applicano strategie che sembrano molto elaborate, ma che mostrano una totale mancanza d'intenzionalità nel dopo la caccia quando il primo che cattura la preda tende ad escludere anche gli altri cacciatori.

La collaborazione per condividere i frutti delle attivita è quindi la qualità che distingue gli umani dai loro cugini scimpanzè, gorilla e bonobo e ne viene per conseguenza che gli individui che trattengono per se molto oltre il necessario e/o che non danno ad altri umani la possibilità di vivere (secondo gli standard contingenti) sono in pratica dei pre-umani molto simili alle bestie.

Dirigenti con la gonna

Lo scenario economico, quello già in atto nei paesi che hanno cavalcato la rivoluzione digitale (purtroppo non l’Italia del latinorum e del velinorum!), prevede che, alle aziende organizzate come le quadrate legioni romane, rivolte sopratutto a combattere gli altri, si sostituisca un modello fatto di collaborazione più o meno lasca fra le aziende, grazie alle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni.

E chi dovrà dirigere in questo nuovo scenario è chi sarà capace di cercare accordi, collaborazioni, partecipazione, senza prevaricare nè maramaldeggiare, tutte virtù molto femminili e in totale antitesi con quelle maschili rivolte al “combattimento” e alla distruzione dell’avversario economico, il concorrente da eliminare dal mercato.

Sorge perciò un problema per gli attuali dirigenti maschi, tutto testosterone variamente esibito, ma anche per le attuali donne dirigenti, scelte dai cacciatori di teste fino ad oggi sopratutto perchè in possesso di caratteristiche maschili (maschiacci) o perché tentano, penosamente e combattendo se stesse, d’imitare l’aggressività maschile; in parole povere, gli attuali dirigenti, compreso le dirigenti, corrono il serio rischio di essere fatti fuori per non avere quelle caratteristiche necessarie in un mondo del tutto diverso da quello dove, anche con successo, hanno operato fino a oggi.

C’è però una grande possibilità per donne con la gonna, quelle di cui cantava Vecchioni qualche tempo fa, donne che abbiano mantenuto quella stessa capacità di collaborare delle nostre progenitrici raccoglitrici che prendevano dalla natura i frutti senza devastarla.

Corruzione naturale

In un paese povero la corruzione è naturale e non eliminabile.

Sono decenni che l’economia è ferma, i denari sono bloccati in immobili e BOT, nessuno investe in nuove iniziative, abbiamo mancata la rivoluzione digitale e non siamo inseriti nel processo di globalizzazione (come ha spiegato Salvatore Rossi di Bankitalia al Corriere il 18/2/2010 presentando il suo libro Controtempo), la torta non cresce più, le fette sono assegnate, la mobilità interclasse è impossibile con mezzi normali.

Si va perciò in politica per fare soldi e si diventa sodali dei politici per fare soldi.

La P.A. centrale e periferica è pletorica e perciò paga stipendi bassi a troppa gente che, per permettersi cose adeguate allo status conquistato, si fa corrompere o crea occasioni per spesa improduttiva, a meno che la sorte non mandi un bel disastro su cui allattare.