Un mondo finito

Viviamo in un universo infinito ma la nostra vita si svolge in uno spazio finito, in senso geografico, perchè la Terra e quella che è, uno scoglio blu nel nero del cosmo dal quale non possiamo evadere, ma anche in termini di pulsioni intellettuali, perchè non abbiamo più, come aveva il coraggioso Ulisse, mari da navigare, colonne da superare, prodigi da scoprire, e quelli che ci sono rimasti, nella scienza fisica e nella biologia, sono solo per pochi eletti

Anche negli ideali vediamo un mondo finito, perchè omologato, dove solo pochi oscurantisti cercano di resistere al livellamento globale inesorabile.

Prima o poi gli USA avranno una previdenza sociale all'europea, prima o poi la Cina e la Russia dovranno democratizzarsi, prima o poi le teocrazie islamiche dovranno emancipare le donne, e allora ogni angolo del sasso blu sarà uguale a qualsiasi altro.

E forse è questa la ragione profonda della crisi: un appiattimento globale e in ogni campo, compreso quello manageriale, dove l'applicazione pedante e pedestre delle stesse regole apprese negli MBA non può che portare agli stessi risultati, il che non è una buona base per competere.

Bisognerebbe trovare il coraggio di essere diversi ma, come dice don Lisander, uno il coraggio (d'innovare) non se lo può dare.

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Primitivi Digitali

Le cronache dell'epoca riportano che la gente di Parmalat avesse cercato di distruggere le prove degli artifici contabili prendendo a martellate un computer, il che dimostra che la contabilità di un gruppo multinazionale era conservata su una specie di giocattolo, qual'è un Personal Computer, e che la comprensione dell'informatica dei dirigenti di una tale azienda era tale da non capire che sarebbe bastato far sparire il disco magnetico visto che, anche prendendolo a martellate, un gruppo di specialisti sarebbero riusciti comunque a leggerlo.

Un po' come avvenuto con il PC di una persona uccisa a Roma che qualcuno ha pensato forse di rendere inaccessibile annegandolo nel lavandino come se fosse un gattino di troppo di una covata troppo numerosa.

Altro preclaro esempio che l'Italia è un paese tecnologicamente primitivo anche se abbiamo ormai più cellulari che abitanti.

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PEC: occorrerebbe fiducia

La Posta Elettronica Certificata per parlare con la P.A. sarebbe una bella cosa, se l'amministrazione pubblica non fosse quella di un paese dove è sempre possibile, e molto probabile, che si cambino le carte in tavola a suo uso e consumo.

E si potrebbero citare decine di eventi dove la P.A., o sue emanazioni molto potenti, hanno cercato di scappottarsela, e dove solo lunghe battaglie giudiziarie, carte alla mano, hanno cercato di vanificare i colpi di mano del potere.

Figuriamoci quando si parla di evanescenti registrazioni elettroniche, magari basate su macchine con sistemi operativi giocattolo, gestiti da ragazzotti dall'io ipetrofico, direttamente proporzionato al loro tasso di ludicità nella gestione della sicurezza.

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Lo scudo inutile

Le parole, come si sa, rivelano sempre recondite paure e desideri e, avere chiamato scudo il provvedimento per il rientro di capitali, è un sintomo di profondo malessere, molto ben conosciuto più che percepito, dal ministro del Tesoro, espressione di quei produttori che sono, per necessità, i destinatari, ma non i maggiori beneficiari, del provvedimento, gente che deve procurarsi denaro sonante perchè ha le casse vuote, non è più finanziato e ha banche, fisco e fornitori da pagare.

Si tratta quindi di una mossa alla disperata, un tentativo di salvarsi con un fallaccio, sicuri che l'arbitro-fisco (per il momento) guarda dall'altra parte, con la speranza di ricominciare a fatturare come ai bei tempi.

Ma se un'azienda non è stata capace di affrontare una crisi vuol dire che la sua gestione è a pane e castagne, non ha mai avuto una strategia e sopratutto non ha capacità di diversificazione (di mercato e/o di prodotto) per cui è abbastanza improbabile che riesca a riavvare le macchine quando l'economia sarà ritornata ai livelli precedenti la crisi.

E poi c'è il piccolo particolare che, nel frattempo, i concorrenti sani non stanno mica a guardare, presidiano e occupano fette di mercato tradizionale e sopratutto attaccano quei mercati diversi che i concorrenti asfittici non hanno visto.

Alla fine chi proprio non è in grado di competere dovrà abbandonare e lo scudo sarà servito al fisco per aggiungere qualche goccia di euro in un secchio bucato.

Mentre il medico studia…

…il malato muore!

Ed è questa la fine che sta facendo quella parte debole dell'economia che viveva di quel 30% di pannicolo adiposo sparito con la riduzione dei consumi causa crisi.

La disoccupazione aumenta, la paura pure, ovviamente la gente si arrangia, cercando di mantenere un livello decente di vita, oltre tenersi la casa per non fare la fine di tanti americani ridotti a vivere in roulotte, tende o in ospizi sovraffollati.

In questo day after economico vediamo la totale latitanza della politica, in tutto il mondo e sotto tutte le colorazioni politiche, segno evidente che non sanno che fare, perchè non capiscono il problema, mentre gli scienziatini superpagati e sopravvalutati delle banche centrali si astengono dal proporre rimedi nuovi, per non prendersi responsabilità come solito, e continuano in inutili interventi fatti con strumenti poco efficaci e volti sopratutto a salvare le banche.

Poverine, rimaste a secco, le hanno riempite di liquidità, che però non vanno alla gente ma servono per grandi manovre atte a salvare grandi debitori sistematici.

E, siccome il buco pare sia grande come una miniera di zinco a cielo aperto, si sono inventati i bond di stato, cioè prestiti onerosi che dovrebbero migliorare il patrimonio delle banche e spingerle a prestare denari all'economia reale.

Però costano tanto, e i banchieri cercano di farne a meno, prendono tempo e, intanto, l'economia si spegne lentamente per anossia finanziaria.

Ora, considerato che questi bond sono altro debito pubblico e che l'abbondante liquidità immessa stagna nei forzieri della banche, non sarebbe meglio se gli stati comprassero dalle banche un po' di mutui e prestiti della gente comune?

Magari, fissando un tasso fisso basso, diciamo un 3%, le rate sarebbero ragionevoli e abbordabili, le banche si ritroverebbero con le casse piene e gli stati lucrerebbero sulla differenza positiva fra il tasso dei titoli offerti al mercato dei risparmiatiori e quello sui mutui e prestiti "nazionalizzati".