Punti di vista americani

Iconoculture.com riporta il caso di una loro redattrice che, andata in una banca italiana per fare un’operazione, ha dovuto attendere perchè l’impiegata le ha detto che faceva 10 minuti di pausa per andare a prendere un caffè al bar.

Il commento della redazione è stato che….no, non si sono incavolati, ma hanno apprezzato molto questo dedicarsi a se stessi della bancaria italica. Anzi, hanno commentato che sarebbe ora che gli americani prendessero esempio dagli italiani (e dagli europei in generale) e si prendessero un po’ di pausa, considerato che molti non si prendono nemmeno tutte le ferie.

Ovviamente è una questione di punti di vista.

Ma se avesse ragione e cominciassimo tutti quanti (cinesi e indiani compresi) a prendercela un po’ più comoda e smettere di correre come pazzi verso……..la morte?

Forse Brunetta si dispiacerà, ma lui vuole passare alla Storia.

Noi, che saremo dimenticati come i miliardi di umani prima di noi, sicuramente finiremo sotto tre palmi di terra dopo aver sprecato una vita e senza prenderci una pausa di 10 minuti al bar con un’amico/a, un caffè con le tre C e un cornetto pieno di nutella.

Il comodo Obama

Prima di essere nero, Obama è un americano, e questo significa che, per lui (e le cricche che gli stanno dietro), vale sempre America First, cioè gli interessi americani vengono prima di qualsiasi altro, anche se si devono mandare i marines o scatenare una guerra commerciale e finanziaria come quella in corso.

Perciò, e se sarà necessario, l’Iran sarà sicuramente attaccato, a meno di un miracolo di resipiscenza nella loro politica nucleare.

Se Obama e Michelle sono stati scelti dalle vestali del Partito Democratico (e sponsorizzati da gente come George Soros e Warren Buffet) vuol dire che nei loro anni ad Harvard sono potuti entrare nelle cricche giuste (vedi il film The good Shepherd), quelle che creano l’aristocrazia americana della cooptazione che è lontana anni luce dai prole, cioè la classe operaia che sopravvive con pochi dollari l’ora di salario (vedi Una paga da fame di Barbara Ehrenreich).

Inoltre, il fatto che sia un nero è strumentale al nuovo terreno di scontro, l’Africa nera enorme riserva di materie prime (vedi la guerra in corso nel Congo), Africa oggi invasa dai cinesi a caccia di miniere da sfruttare per non vedere la loro economia collassare per l’inevitabile aumento dei prezzi dei materiali strategici.

Quella che abbiamo visto è solo una bella sceneggiata dove Obama faceva il buono, McCain ‘o malamente, e la Palin la servetta finta tonta che si presta al gioco dei potenti.

Crisi temporanea o recessione?

I dati storici dicono che l’impatto di una crisi finanziaria non si riverbera subito sulla cosiddetta economia reale; normalmente la crisi colpisce le imprese dopo dodici mesi dallo tsunami bancario.

Le ragioni? Le banche, con le casseforti tristemente vuote, chiudono i rubinetti del credito e, siccome sono abituate, come fa la BCE con i tassi, a chiudere o aprire bruscamente l’erogazione per tutti, del credit crunch finiscono per soffrirne tutti indistintamente, sia il buon pagatore che quello cattivo.

I cattivissimi, invece, quelli che hanno aziende con debiti stratosferici che non potranno mai restituire, continueranno a rimanere indebitati per cifre astronomiche che, magari, graziosamente i banchieri convertiranno in azioni che si terranno in portafoglio finchè, con qualche trucchetto di ingegneria finanziaria, non verranno infilate nei portafogli titoli o nei fondi comuni dei poveri imbecilli avidi che sperano di guadagnare senza lavorare.

Questi idioti di risparmiatori sono molto simili a quegli altri imbecilli che vanno dai maghi ai quali non fanno mai la domanda essenziale: se uno è capace di vedere il futuro, perchè non approfitta di questa sua dote divinatoria e si gioca i numeri del prossimo super enalotto milionario?
E se uno è un così bravo banchiere perchè si offre di dividere con il risparmiatore un guadagno che potrebbe tenersi tutto per se? In fondo, come dimostrano i recenti avvenimenti, non è nemmeno necessario avere un capitale per giocare in borsa, si può anche giocare allo scoperto, e questo fa della borsa un qualcosa di unico nel campo dei casinò: la borsa è l’unica sala giochi dove si può giocare anche senza soldi, basta promettere che il giorno dopo si consegnino le azioni o, come nel caso dei mercati delle materie prime, si può non consegnare la merce oggetto della scommessa ma solo il conquibus monetario.

La fine delle veline

All’università di Bristol hanno sviluppato un software che permette a una testa animatronica di mimare le espressioni di un viso umano catturate tramite una telecamera.

La testa di gomma flessibile è gestita da 34 servomotori che non possono ovviamente mimare a pieno le espressioni umane ma, tenuto conto che certi attori, e sopratutto certe attrici famose e formose, sono dei veri cani quando recitano, si può pure pensare di sostituirli con un robot che, probabilmente, ha più intelligenza.

Artificiale, ma sempre intelligenza.

Con il progresso spariscono tanti mestieri ed ora anche quello della velina è destinato a diventare solo un ricordo, con grande dispiacere di calciatori e altri protettori.

TFR e Fondi Pensione: un flop previsto

Questo articolo l’ho scritto il 10 ottobre 2004!

Un’importante società di selezione ha fatto un’indagine sui suoi clienti, i direttori del personale, su come i lavoratori intendano gestire il proprio TFR alla luce della recente riforma.

E’ emerso che solo il 27% ha intenzione di passare il TFR ai fondi e, quindi, il 73%, una schiacciante maggioranza, quasi un plebiscito, lascerà il TFR in azienda, ovvero, come avrebbe detto il Gattopardo Principe di Salina: tutto cambia e tutto resta come prima.

Le ragioni, che potevano essere immaginate anche prima di fare l’ennesima legge inutile, sono quelle che hanno alla base il buon senso e sopratutto la ricerca per la sicurezza per i propri soldi che dovrebbe avere ogni buon padre di famiglia.

La prima ragione per questa scelta conservatrice è il rendimento certo che la legge attuale garantisce al TFR, che è pari al 75% del tasso di inflazione più un 1,5% all’anno e che, in soldoni, vuol dire che il TFR lasciato in azienda rende almeno il 3% all’anno che, con i tempi che corrono, e quelli che si preparano per la finanza, è sicuramente un ottimo nvestimento per chi non ama il rischio.

La seconda ragione è la possibilità di intascare subito il TFR in caso di licenziamento o dimissioni; è anche in questo caso vediamo che il lavoratore fa una scelta oculata e prudente perché preferisce il certo all’incerto, oltre ad essere una scelta obbligata per chi perde il
posto di lavoro: il TFR, infatti, è stato istituito per dare al lavoratore licenziato un sostegno economico fino a quando non trovi un nuovo lavoro e, quindi, si tratta di un ammortizzatore sociale che verrebbe a mancare se il TFR è “imprigionato” in un Fondo Pensioni.

La terza ragione è la paura di non poter riscuotere un anticipo del TFR dopo 8 anni in azienda, in caso di accensione di un mutuo o per spese mediche, ed anche questa sembra sia una scelta, non solo saggia, ma addirittura socialmente utile: un lavoratore per comprare la sua casa o quella per un figlio utilizza i suoi soldi.

La quarta ragione è l’incertezza sulla tassazione finale effettiva che graverà sui fondi pensione, al momento della loro riscossione, e questo la dice lunga sulla capacità di legiferare dei nostri politici, di qualsiasi colore, che, con la riforma Dini, fecero prima un articolo che consentiva a chi voleva di passare al contributivo e poi, quando si accorsero che a qualcuno conveniva “troppo”, d’imperio cambiarono le carte in tavola, dimostrando di essere degli incompetenti ed anche poco democratici.

La quinta (non valutata dalla ricerca ed è una mia ipotesi di impenitente malpensante) sarà sicuramente l’atteggiamento dei datori di lavoro che “convinceranno” i propri dipendenti a scegliere di tenere il TFR in azienda perchè sarebbe per loro duro sborsare 1.100 euro l’anno per ognuno dei propri dipendenti: si tratterebbe, dal loro giusto punto di vista, di una nuova forma di tassa!

Ma il 27% che sceglierà i fondi da chi è composto? In gran parte si tratta di dirigenti che potrebbero avere una probabile giustificazione nelle facilitazioni offerte loro dalle aziende che, di solito, danno un contributo aggiuntivo al fondo pensione come benefit per lo status.

In conclusione il secondo pilastro della previdenza sembra già crollato mentre il terzo, la previdenza basata sui risparmi dei singoli, appare addirittura un’ipotesi offensiva per i lavoratori che ormai hanno molto poco da risparmiare, grazie agli economisti italiani (nessuno dei quali ha mai vinto un Nobel) che ci dissero che un cambio di 1936,27 lire per euro avrebbe favorito le esportazioni, i redditi degli imprenditori ed i salari dei lavoratori.

Tenuto conto che, grazie alla crisi finanziaria, il rendimento dei Fondi Pensione è molto al di sotto di quello che rende il TFR depositato in azienda, posso essere più che contento di averci preso, ben quattro anni prima, e senza essere nè titolare di cattedra, nè ministro, nè funzionario della BCE.