Redditi pubblici e prestiti facili.

La pubblicazione ufficiale dei redditi degli italiani imporrebbe adesso alle autorità di vigilanza sul credito ed il risparmio di pretendere dalle banche di rispettare le normative prudenziali che stabiliscono un giusto rapporto fra indebitamento e reddito documentato.

La regola, infatti, vorrebbe che chi ha un debito abbia un flusso di profitti almeno pari agli interessi che paga alle banche e questo è, ormai documentato dalla pubblicazione dei redditi, un cosa per molti tecicamente insostenibile, a meno che i debitori non abbiano redditi nascosti, ma le banche non ne possono tenere conto, sia per deontologia ma anche perchè potrebbero agevolare l’evasione/elusione fiscale.

Anche se i dati sono ormai oscurati (si fa per dire!), nessuna istituzione preposta può adesso fare finta di niente quando un tizio va a chiedere, e spesso ottenere, mutui e prestiti assolutamente incompatibili con il risibile reddito dichiarato. tenuto conto che il futuro economico non è certo roseo ma al 70% più nero della mezzanotte, questo lassismo potrebbe far precipitare anche le nostre banche in una crisi da impossibilità di riscuotere i prestiti erogati.

Forse questi atteggiamenti di manica larga delle banche potrebbero essere anche reati e quindi anche la magistratura potrebbe avere diritto di andare a vedere com’è possibile che banche e finanziarie prestino denaro a chi si è dichiarato ufficialmente “un morto di fame”!

Casta ignoranza

La discussione sui redditi online ancora una volta mostra che la classe dirigente, grilli parlanti compresi, ignora cosa avvenga nel mondo reale del 2008.
I nostri dati sono già in migliaia di archivi, alcuni anche all’estero, i protesti, le centrali dei rischi, il PRA, il catasto, gli enne enti previdenziali, i data base di marketing delle multinazionali, quelli delle banche e finanziarie, i tribunali, le polizie ed anche, ed ovviamente, il fisco.
Archivi che non si sa quanto siano protetti perché non c’è trasparenza sulla loro messa in sicurezza.
Quindi, qualsiasi entità pubblica voglia farci le pulci ha i mezzi tecnologici per farlo.
Ovviamente anche i servizi segreti stranieri hanno tutte le competenze e le macchine per accedere a qualsiasi archivio senza lasciare tracce (vedi le battaglie della http://www.eff.com/ contro il governo USA accusato di avere in segreto la tecnologia per rompere qualsiasi codice).
E, siccome anche le organizzazioni criminali hanno la capacità per avere le migliori risorse tecnologiche, è chiaro che, se vogliono, possono entrare ed uscire da qualsiasi archivio “insalutato ospite”.
Per non parlare della frequente perdita/abbandono di nastri, dischi e PC con dati sensibili.
Tutto già evidenziato nel 1980 in “Data Base Nation” dove si mostra la fine “oggettiva” della privacy causa la pervasività delle tecnologie ICT.

Ciò premesso, ne vengono fuori due cose:
1) ci si preoccupa che il vicino non sappia il nostro reddito ma non che ci analizzino ogni giorno per i più svariati motivi: dal volerci vendere qualcosa a capire se si è mafiosi, terroristi o elettori acquisibili;
2) il fisco, nonostante tale potenza informativa e l’autorità per usarla, non è in grado di far pagare le tasse a tutti, forse per una legislazione troppo ingarbugliata che permette un contenzioso eterno.

Perciò una primissima cosa da fare sarebbe semplificare il sistema fiscale; Berlusconi come Alessandro: tagliare il nodo con un deciso colpo di spada!

Realtà romanzesca

Bruce Schneiner, uno dei massimi guru della sicurezza, ha lanciato un concorso dove si deve ipotizzare di creare il massimo del caos con soli 500.000 dollari.

Ho partecipato con un idea apprezzata, anche se non ha vinto.

La mia idea era basata sulla possibilità per dei terroristi di ottenere delle armi nucleari, cosa che dovrebbe essere un po’ complicata, ma non impossibile, se si tiene conto che nella realta il sistema di controllo delle testate USA è abbastanza inefficiente.

Infatti, nell’agosto 2007 qualcuno per errore ha montato su un bombardiere B52 sei bombe atomiche e l’aereo se ne andato a spasso per 36 ore sul territorio USA con sei giocattolini ognuno 10 volte più potente delle bombe di Hiroshima e Nagasaki.

La ragione dell’errore è che le atomiche sono nello stesso posto delle bombe convenzionali, insomma, è come in un ospedale dove l’infermiere confonde i malati e fa l’iniezione sbagliata.

Forse con la stessa sciatteria è stato abbatuto l’aereo di Ustica e nessuno vuol far sapere al mondo che ha fatto una semplice cazzata!

Confrontare patate e fagioli

Una pubblicità degli industriali di Venezia mostra la differenza, dopo le imposte, del salario di un dipendente italiano confrontato con quello in altri paesi.

Mi sembra la solita furbata italiana, oppure una prova della crassa ignoranza che ormai alberga anche nella testa della classe dirigente che si crede meglio dei politici.

Come si fa a comparare un sistema fiscale come quello inglese dove, accanto a tasse simili a quelle nostre (IVA, IRPEF) e più basse delle nostre, c’è una tassa a favore degli enti locali, la council tax, dove per un immobile del valore di 50.000 euro se ne pagano 1.250 all’anno con un massimo, per un immobile del valore di 400.000 euro e più, di ben 3.700 euro all’anno?

E in UK, periodicamente, mi sembra ogni due anni, viene affidata ad una società di revisione esterna alla pubblica amministrazione la revisione del valore degli immobili.

Anche negli USA è lo stesso, infatti a NYC, per un bilocale si pagano 500 dollari al mese solo per la property tax, che va allo stato di New York e al comune di NYC, oltre alle tasse sul reddito, che vanno al governo federale, i contributi per la pensione, che vanno alla Social Security, e, come è noto, per le malattie ci si deve assicurare o avere l’assicurazione dal datore di lavoro.

Siamo alle solite: ogni banda italiana aggrava il proprio problema cercando di intrugliare le acque con leggende metropolitane che contribuiscono a dare l’immagine di un paese di pressappochisti, se ci va bene, o di furbi matricolati, se ci sgamano.

Purtroppo a questo clima contribuiscono pure i media che, non solo non fanno mai chiarezza, ma spesso riportano acriticamente fumose dichiarazioni di politici che vorrebbero importare in Italia istituti fiscali che hanno il difetto di essere delle pure fantasie, come quella che in USA si scaricherebbe tutto dalle tasse, leggenda che è stata dimostrata falsa da http://www.lavoce.info/, ma che viene propalata da “statisti” come Fini, Tabacci, Follini e Di Pietro, senza che nessuno li prenda a fischi e pernacchie come meriterebbero.

Riusciranno a fermare la criminalità?

In “Freakonomics”, nel capitolo, “Where have all the criminals gone”, Levitt e Dubner analizzano la forte diminuzione della criminalità in USA, dal 1990 in poi, e dimostrano che la vera ragione non è stata la tolleranza zero dei sindaci muscolari alla Rudolph Giuliani e neppure l’aumento delle esecuzioni.
La causa sarebbe stata la liberalizzazione dell’aborto (1973) che ha permesso alle donne povere, sopratutto minorenni e single-mother degli slum, di usarlo come drastico mezzo di controllo delle nascite.

Nel 1990, dopo 17 anni, non c’era quella popolazione di giovani che, date le condizioni di grave disagio economico/sociale delle loro madri, avrebbero avuto grandi probabilità di diventare delinquenti .

Secondo gli autori, inoltre, le politiche di contrasto diretto al crimine non funzionano, oltre a comportare una maggiore spesa per più poliziotti e più carceri.

In Italia oggi c’è un’enorme richiesta di sicurezza contro il crimine eclatante (assalti, stupri, rapine) e, considerata la lezione di Levit & Dubner, sembrerebbe che non ci sia modo di fermarlo perché, sopratutto nel centro-nord, esso è opera prevalentemente di stranieri (comunitari e non), “immersi” e indistinguibili in una numerosa popolazione di immigrati (regolari o clandestini), dediti ad attività lecite (lavoratori, prostitute, viados) o illecite, quali il lavoro nero, lo spaccio, la vendita di materiale contraffatto, che sono pratiche tollerate da una parte non piccola degli italiani che utilizza e/o compra da questi soggetti.

Considerata anche l’inefficacia odierna nel contrastare l’afflusso di irregolari e le richieste degli imprenditori di ulteriore immigrazione, sembra difficile, se non impossibile, fermare la criminalità predatoria importata.

Sarà perciò interessante vedere quali misure adotterà il nuovo governo nel rispondere all’istanza popolare di maggiore sicurezza, senza intaccare libertà fondamentali e senza spendere troppo.

La vedo dura. Però ci sono sempre i miracoli!