Offshoring in America?

Se non sono stati i primi, sicuramente gli americani sono stati tra i primi a delocalizzare siti produttivi e funzioni all’estero, in quei paesi con salari più bassi e magari più larghi di manica sulle condizioni dei lavoratori.

C’eravamo abituati a comprare le americanissime scarpe NIKE e trovare l’etichetta Made in China e perfino Made in Vietnam, alla faccia di tanti anni di guerra, napalm e violenze di ogni genere.

Fra poco però ci potrà capitare che, guardando dentro a una borsa di una griffe europea, ci troveremo un bel Made in USA. Proprio così!

I governatori di molti stati USA, gente che prende veramente a cuore le sorti del proprio stato e non va perdendo tempo in congressi o a fare investimenti in aviolinee cotte, decotte e stracotte, stanno corteggiando le aziende europee per convincerle a fare offshoring dalle loro parti.

Quello che offrono è una legislazione più favorevole alle imprese, manodopera qualificata, o da riqualificare a spese dello stato, nonchè un dollaro debole, che si deprezza sempre di più contro l’euro forte grazie alle follie della BCE; dulcis in fundo, anche incentivi economici per chi costruisce stabilimenti in America come hanno fatto già con la Volkswagen.

E da noi? ICI o non ICI, grembiule o non grembiule, braccialetto o non braccialetto.

Spiegazioni per non addetti ai lavori

Quella che il pianeta Terra sta vivendo è una crisi finanziaria seria le cui conseguenze le stiamo pagando solo noi comuni mortali che ormai sembriamo foglie sbatacchiate in un tornado.

Ci vediamo in un vortice di aumenti, tassi alti, inflazione, disoccupazione e soprattuto di tante chiacchiere, però non riusciamo a capire che è successo e se qualcuno ci sta mettendo rimedio a questo guaio.

Rispondo subito alla seconda domanda: nessuno sta facendo niente di serio e per due motivi.

Di quelli che dovrebbero metterci mano, i politicanti, pochi capiscono i perversi meccanismi che si sono messi in moto nel mondo finanziario e, se uno non sa cosa c’è sotto al cofano di una macchina, non ci mette mano e, se ancora più saggio, chiama un meccanico per capire il guasto e ripararlo; il problema è che il meccanico preposto è quello che ha fatto andare il motore fuori giri perché non ha pensato di costruire un sistema di regolazione del motore, per cui nessuno sapeva che stava sbiellando finché non si è cominciato a vedere che la macchina rallentava, cioè che l’economia entrava in crisi, e finché non si visto fumo nero dal tubo di scappamento, cioè che banche, come la Northen Rock inglese, stavano per fallire, e che non era che la prima di tante altre nel mondo. Hanno cominciato le piccole, poi, mano mano, seguono quelle più grandicelle ed ora si aspetta il botto di una grande banca americana e di una europea. E non si sa se è finita. O, sarebbe, meglio dire, potrebbe finire se qualcuno ci mettesse mano a questo motore svalvolato. Ma, come detto all’inizio, nessuno ci mette mano e se qualcuno sta operando, o fa ulteriori casini, vedi le bischerate delle banche centrali che giocano con i tassi.

Il secondo motivo è che molti cercano di nascondere il problema che sta sotto al loro cofano e un esempio di questa mentalità è un’uscita di John Thain, AD di Merrill Lynch, che ha detto che il loro non è un problema di capitali, quando tutti sanno benissimo che il loro problema è la mancanza di soldi.

Ritornando al primo quesito: “che cosa è successo?”, la spiegazione, in parole povere, e che le banche, quasi tutte, hanno prestato soldi molto al di là del loro capitale, che è come dire, che hanno prestato i soldi dei loro azionisti, quello dei correntisti, quello dei risparmiatori ed anche oltre, cioè soldi che non avevano. Poi, per liberarsi di tutti questi crediti, li hanno o venduti ad altre banche, o li hanno impacchettati in strumenti finanziari molto sofisticati, che sono parenti stretti dei pacchi che alcuni imbecilli continuano a farsi fare quando credono di comprare a €500 euro la Nikon D700 da 2300 euro. Perché la mamma degli imbecilli ne partorisce un sacco che credono che la banche siano istituzioni benefiche.

Siccome quando spunta una moda, tanti la vogliono seguire, (se no, che moda sarebbe), tantissime banche in giro per il mondo, si sono messe a fare tutte gli stessi giochini, con l’aggravante che, per partecipare al gioco, hanno cominciato a prendere in prestito soldi da altre banche, per cui si è costruito un castello di debiti appoggiato su altri debiti tutto basato sui crediti che le banche dovevano riscuotere dai loro clienti.

Quindi già una situazione instabile, ma finché chi ha il mutuo paga la sua rata, tutti, a cascata, sono contenti. Poi, un bel giorno, le autorità monetarie credono di vedere il diavolo, l’inflazione, e allora alzano i tassi. Il poverino paga la rata più cara, e però riduce altre spese, e qualcuno comincia a vedere meno soldi in giro e il resto ve lo potete immaginare.

Si avvia un rincorrersi di tassi che salgono, rate che non si pagano, riduzione dei consumi, prezzi che si alzano, perché chi non vende deve recuperare in qualche altro modo, e le autorità monetarie che fanno a quel punto? Alzano ancora di più di tassi, e il tornado inflazionistico si fa più forte e soprattuto risucchia liquidità, i soldi spariscono nelle banche e non entrano più nelle tasche dei commercianti. Però accade un fatto nuovo e spiacevole: molti non riescono a pagare e quindi anche le banche non riescono a pagare i loro debiti con le altre banche. La crisi di liquidità colpisce anche il sistema bancario e chi presta alle banche, siccome corre un rischio maggiore, vuole interessi più alti che la banca, puntualmente scarica sui suoi clienti e le rate dei mutui salgono ancora, finché la banca si trova con i debitori che non pagano, i suoi creditori, cioè le altre banche, che non le danno più soldi, e, siccome le cattive notizie volano, si trova risparmiatori e correntisti fuori dalle filiali che rivogliono i loro soldi perché hanno paura di perderli.

Chi ha creato tutto questo casino? Le banche centrali? In parte. Ma buona parte della colpa ce l’anno i banchieri in gessato e grisaglia, sono loro, con il loro permanente sorriso a 64 carati, che hanno creato il problema prestando soldi che non avevano. Loro dicono per il bene del popolo ovviamente: mutui facili per far comprare la casetta anche al precario con 500€ al mese. Ma anche per dare più interessi al loro correntista. Invece del 2%., prima del tasse, il 2,2%, sempre prima della ritenuta del 27%. La verità è che loro hanno fatto crescere a dismisura i prestiti perché così possono spuntare più salario per loro e per i loro amichetti. Più il bilancio è buono più grandi sono le gratifiche e le stock option, così al CIO conviene fare puttanate, gliele ricompensano bene, se non benissimo. E io pago, direbbe Totò!

Come se ne esce?

Finchè i meccanici sono quelli che hanno creato il problema, cioè gli attuali banchieri e i direttivi delle banche centrali, non se ne esce, se non lentamente e con danni irrevresibili perchè c’è un ulteriore nuovo problema: se in un posto le cose vanno male, chi ha i capitali li va ad investire dove trova un reddito. Il denaro viaggia e nessuno gli può mettere il sale sulla coda.

Perciò potrà succedere che molte imprese chiuderanno, sopratutto in Europa, per mancanza di redditività, con conseguente ulteriore disoccupazione, crisi di liquidità, inflazione e di nuovo tassi alti.

Nucleare, chi paga?

Anche negli USA c’è chi vuole nuove centrali nucleari, ma là il problema non è lo spazio dove metterle o dove seppellire le scorie. Gli USA hanno una densità di 31 ab/kmq contro i 197 dell’Italia, e molte zone sono totalmente desertiche.

Il problema è il costo, valutato in ca. 9,5 miliardi di euro per una centrale a due reattori, una cifra che molte aziende energetiche non hanno e che sarebbe anche difficile reperire sul mercato, sopratutto oggi che c’è una crisi finanziaria.

Qualcuno sogna prestiti garantiti dal governo federale, che ha già i suoi problemi di deficit da gestire, però nessuno pensa che, se smettessimo di usare le risorse terrestri come se fossero infinite, forse troveremmo che, per non costruire nuove centrali e ridurre la dipendenza dal petrolio, basterebbe usare le tecnologie di cui disponiamo.

Con il solo telelavoro di 32 milioni di americani si avrebbe una diminuzione di importazioni di petrolio dal 24 al 48%.

Ma qualche governante queste cose le sa?