Un razionale per l’odissea nella TARSU

Volendo trovare un razionale alla richiesta del Comune di Napoli di volere la TARSU anche ad un ex cittadino, un amico mi ha prospettato che la richiesta di farmi pagare, anche se risiedo ed ho domicilio solo a Milano, sia una richiesta legittima.

Forse si tratta di un modo per farmi pagare l’occupazione di suolo pubblico per l’immondizia a suo tempo da me prodotta e che, molto probabilmente, sta ancora parcheggiata in eco-palle in attesa di un fantomatico inceneritore di là da far partire, con accompagnamento di banda musicale e sindaco con fascia tricolore sulla panza, nel mese di mai dell’anno di poi e, ovviamente, nell’isola che non c’è.

E se non è così, sarebbe però una bella idea per una tassa nuova di zecca: la TÙMERAI, Tassa Unificata per Magazzinaggio Eterno Rifiuti in Attesa di Incenerimento.

Chiudo ricordando il nostro grande incompreso concittadino, Eduardo, che, con l’occhio lungo del poeta, aveva già preconizzato questo futuro (purtroppo) presente e che ci disse: fujtevenne!

Non “jatevenne”, ma “fujtevenne”, a sottolineare l’urgenza di scappare ambressa, ambressa, di fronte ad una situazione estrema cui nessuno potrà più rimediare.

La monnezza è ormai arrivata ai piani alti (il calembour è voluto).

2007, odissea nella spazzatura

Si sa: i cattivi sono meglio degli stupidi perchè qualche volta si riposano, e a Natale diventano anche più buoni. Gli imbecilli, invece, non si riposano mai, sono sempre in attività frenetica e, quando assurgono ad incarichi pubblici, allora esplodono in una fantasmagoria di bischerate, cazzate, coglionaggini ed italiche stronzate che, se lo viene a sapere il NYT, ci fa cacciare dalla NATO, dall’ONU, dalla UE, dall’OMS, dall’FMI e pure dalla FMB (Federazione Mondiale Bocciofili).

Avevo raccontato della disavventura nel mondo della monnezza napoletana per la quale l’ufficio tributi del Comune di Napoli mi richiede il pagamento della TARSU per l’anno 2005, per una casa lasciata nel lontano 1996, e dove abita ora un’altra persona che sta pagando (per non avere il servizio, considerate le montagne di monnezza che fra poco competeranno con il Monte Somma ed il povero Vesuvio che si sente fremere dentro dalla vergogna.)

E’ accaduto che in questi giorni natalizi l’ufficio tributi del Comune di Napoli mi abbia chiesto altri euro per la TARSU relativa all’anno 2006, quando io ero ormai un certificato cittadino milanese.

E così dovrò gestirmi due contenziosi per cartelle esattoriali con la bronto-sauro-crazia italica.

E tutto questo nel 2008, nell’era dell’informazione, e quando in Italia esiste una legge antiterrorismo, ancora vigente, che impone a chi occupa un alloggio di segnalarlo alle autorità di Polizia, cioè sempre allo Stato, che quindi ben sa che: io non abito più là, ora non abito più là, ho una casa bellissima, ma che non sta più a Napoli (da cantare sulle note della “Gatta” di Gino Paoli).

Buon anno 2008 e che la Befana vi porti l’occasione di andarvene per sempre all’estero.

In un qualsiasi paese civile.

Cioè in tutti quelli dell’ONU esclusa la Repubblica Italiana.

Perchè il NYT ci ha "trattato"

Il New York Times (NYT) ci ha definito un paese triste ed in declino e molti si sono rizelati, a cominciare dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che, alla sua veneranda età, dovrebbe conoscerlo bene questo paese e perciò evitare di difendere anche l’indifendibile.

Vorrei però rassicurarloperchè il NYT ci ha fatto un trattamento di favore in quanto, non avendo i suoi giornalisti la sfortuna di vivere in un paese dove l’amministrazione pubblica tortura i suoi cittadini, nemmeno si immaginano che siamo in effetti in totale disfacimento.

Vivo a Milano dal luglio 2005 ed in precedenza abitavo a Napoli in una casa dove ci sono stato dal 1996 (novantasei). In precedenza abitavo in un’altra casa dove ci sono stato dal gennaio del 1973 (settantatrè) al 1996 (novantasei). Ciò premesso, accade nel 2007 (duemilasette) che l’ufficio tributi del comune di Napoli vuole che io paghi la TARSU per il 2005 (cioè per il ritiro e riciclo della monnezza!) per l’appartamento che io ho abitato dal 1973 al 1996 dove, per altro, c’è un altro contribuente che paga regolarmente e che mi ha fornito copia delle bollette (ta-da!) del 2005. Sapete perchè di tutto questo? Io sono ancora censito come abitante del vecchio appartamento perchè non c’è alla mia posizione il piano e l’interno. Cosa accade adesso? Devo dimostrare all’ufficio tributi con una bolletta del gas, dell’enel o con la disdetta del contratto di locazione che /io non abito più la, ora non abito più là, ho una casa bellìssima, bellissima ma che non sta a Napoli/ (da cantare sulle note delle Gatta di Gino Paoli).
Il problema è che dopo 10 anni e due traslochi è difficile trovare le bollette del gas, dell’enel o la finita locazione e quindi mi sto arrabbattando per dimostrare in qualche modo che /non abito più la, ora non abito più la/….
Ma non è finita perchè qualcuno potrebbe pensare che solo il sud è un disfacimento.
Quando mi sono trasferito a Milano nel luglio 2005 ho fatto la denuncia di occupazione al Comune di Milano e l’ufficio tributi del comune di Milano, che ha sede a circa 1 km dall’anagrafe (in città ed in zona servitissima dai mezzi pubblici), mi ha mandato la cartella per la TARSU nel 2007 e dopo che sono andato due volte a fare una fila di 60 persone, in media, per vedere perchè non mi mandavano la bolletta per la TARSU (ritiro e riciclaggio monnezza che a Milano almeno si fa ed è giusto pagare). In parole povere, il comune di Milano non ha preso soldi per due anni, tutto questo nell’epoca dei computer, anche se bastava mandare uno dei migliaia di dipendenti del Comune di Milano a portare a mano la mia richiesta di iscrizione all’anagrafe fino all’ufficio tributi. Cosa per altro piacevole perchè una bella passeggiata fra bella gente e bei negozi.

Buone feste e fujtevenne!

Il banchiere sempre in piedi

Qualche giorno fa Draghi aveva messo le mani avanti facendoci sapere quello di cui tutti si erano accorti: le banche centrali non sono in grado di “capire” le economie diventate troppo complicate. Ciò nonostante la FED e la BCE intervengono a testa di cane ed i disastri dell’aumento indiscriminato dei tassi le vediamo nelle nostre tasche sempre più al verde.

Oggi abbiamo un’altra chicca di un altro ex banchiere centrale, TPS, che sul Corrierone ci fa sapere un’altra ovvietà: che le banche centrali non sono fra loro coordinate e lui auspica che più prima che poi si metta in piedi un meccanismo di sorveglianza europea (ma così limitato a che serve?) che possa capire come i flussi finanziari si muovono in uno spazio ormai ad enne dimensioni.

Considerato che i banchieri centrali escono quasi sempre indenni da qualsiasi crisi economica, anche ne se sono fra i maggiori responsabili, queste uscite sembrano un classico “mettere le mani avanti”, magari per non essere coinvolti in qualche tumulto di piazza che, prima o poi, scoppierà in qualche parte d’Europa quando le persone comuni, consumati gli ultimi risparmi, esauriti tutti i lavori legali, grigi ed in nero, si renderanno conto che non si può più comprare pane e latte.

Come Ercolino sempre in piedi, famoso giocattolo premio della Galbani, anche i banchieri centrali non cascano mai grazie ad un solida base di leccaculo spontanei, fatta sopratutto di commentatori economici incompetenti.

Volo cieco

Sul Corriere del 23 novembre il buon Draghi si è lasciato sfuggire una interessante perla:

“…la diffusione di nuovi strumenti finanziari rende anche più difficile l’interpretazione di alcuni indicatori tradizionali delle banche centrali, in particolare l’andamento della moneta e del credito. Hai detto cotiche!

In un altro post di settembre avevo già espresso qualche dubbio sulla capacità della FED e della BCE di guidare economie complesse ed interconnesse con il solo strumento del cambio. Oggi scopriamo dal candido Draghi, la fatina che doveva risolvere tutti i nostri problemi bancari, che Bernake e Trichet non hanno nemmeno il cruscotto da cui ricavare indicazioni su che sta succedendo.

Siamo messi proprio bene: 500 milioni di europei e 300 milioni di americani affidati a due piloti che volano nel nebbione, senza strumenti e forse anche con gli occhi bendati.