I rischi della Quaresima

Il Carnevale, tempo di bagordi, di eccessi e di mascherate, finisce sempre con il Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, tempo di pentimento per riconciliarsi con Cristo, passando, ovviamente, con la riconcialiazione con gli altri esseri umani, i nostri simili, e sopratutto con coloro ai quali si è fatto del male con pensieri, parole, opere ed omissioni.

In un certo senso la crisi economica attuale sarà una lunga Quaresima che mette fine a un periodo carnevalesco di eccessi e bagordi che, oltre a lasciare sul selciato il vomito di chi ha troppo mangiato e bevuto, lascia anche tante ingiuste sofferenze inflitte a tanta gente.

Ora è il momento per molti di farsi un bel esame di coscienza, esaminare quello che si è fatto, pentirsene e, sopratutto, correre, e di corsa, a riparare i torti ingiustamente inflitti.

Questo non certo per intimorire quelli con la faccia di corno vecchio con la possibilità della punizione divina, quella ci sarà e non sarà su questa terra, ma quella che si deve paventare è la vendetta, molto terra-terra, che potrà scaturire in un futuro periodo di torbidi.

Se la crisi non viene bloccata ci dobbiamo aspettare un periodo di disordini diffusi e generalizzati e, come ci ha mostrato la storia, durante il marasma sociale molti approfitteranno per togliersi i sassolini che da tanto tempo avevano nelle scarpe.

Perciò, è bene restituire i debiti, materiali e morali, rimettere a posto quello che si è rubato, distratto o distrutto, ridare dignità a chi ne è stato privato, ricominciare una vita diversa, lontano dal clamore, perchè più ci si espone oggi e più si rischia domani la vendetta di chi non avrà più niente da perdere.

Sessanta milioni di baionette

Radio24 ha sparato eccitatissima la notizia che siamo finalmente sessanta milioni di italici, extracom compresi.
Una notizia che fa il paio con le geremiadi ascoltate a un convegno, sempre del Sole24Ore, dove si paventava che, fra 50 anni, e se le donne italiche non si mettono a figliare come coniglie, gli italici saranno solo 40 milioni.
Ma a che serve essere in tanti?
Perchè servono giovani per pagare le pensioni ai vecchi, si dice.
Però si vuole anche si vada in pensione a 65 e forse anche a 70 anni, per cui a una persona rimarrebbero solo 20 a 16 anni di vita alle spalle di chi lavora e, sopratutto, di produce qualcosa di vendibile e di esportabile per comprare petrolio per riscaldarci.
Ma, con l’avanzare dell’automazione e della robotica, a che serve tanta gente?
Con la crisi attuale quanti ex operai dovranno riciclarsi come portinai al posto di extracom?
Quante operaie, invece di sporcarsi di grasso di macchina, andranno a fare compagnia a una povera anziana oggi affidata alle cure, spesso non amorevoli di una badante slava?
E qualcuno calcola quanto costa il fatto che per ogni persona si devono bruciare 4,94 litri di petrolio greggio al giorno?
E ovviamente nessuno ricorda che a Mussolini gli otto milioni di baionette non sono serviti a niente contro i bombardieri che demolivano le città italiane, comodamente, da 20.000 piedi.

Come Volevasi Dimostrare

Avevo detto che si dovevano nazionalizzare le banche e anche in USA, paese del liberismo assoluto ma anche del pragmatismo efficiente, ci si avvia a salvare sotto l’ala statale Citi e Bank of America, cioè alcune delle più grandi banche del mondo.

Avevo detto che la crisi sarebbe durata cinque anni, di cui uno già trascorso inutilmente, ed oggi anche Bernake dice che ci vorranno tre anni; io dico che ce ne vogliono ancora quattro.

Solo i nostri governanti, se non sono intenti a scissioni o impegnati su stupidaggini, continuano a pensare che, chissà perchè, l’Italia e le sue banche siano immuni dal contagio.

Vedremo. Io sono convinto che entro fine 2009 almeno tre grandi gruppi bancari italiani, forse quattro, dovranno essere nazionalizzati e a loro seguiranno anche un paio di utility.

Indifferenza intelligente

Pare ci sia una crisi. E sicuramente sarà così. La cosa strana è che la gente (nella media) è assolutamente indifferente. Non credo perchè i singoli non sentano gli effetti della crisi.

E allora perchè la gente è così indifferente?

Il fatto è che c’è un’intelligenza collettiva che si manifesta con questi comportamenti (nella media) similari; la gente non è (molto) preoccupata perchè ha capito una cosa: siccome la crisi è mondiale, non è un problema della gente comune risolverla e non sarà la sola gente comune a subirne le conseguenze.

L’intelligenza collettiva ha capito che, se il sistema collassa, non ci saranno assalti ai forni, ma sicuramente a casa dei potenti che, prima volta nella storia, non hanno un posto dove scappare.

Ve lo ricordate il reuccio savoiardo che scappa di notte verso Brindisi abbandonando il suo popolo in mano a due eserciti invasori? E Mussolini travestito da soldato tedesco che cercava forse salvezza in Svizzera? E Craxi che va esule in Tunisia?

Ma, se il sistema crolla, dove scappano? Il pianeta quello è, e non c’è un posto dove nascondersi perchè, se il sistema crolla, crolla dappertutto, e non è facile fare la bella vita in mezzo a una massa di disperati che, prima o poi, t’individuano.

Ma il sistema non crollerà e, in qualche modo, troveranno la soluzione per riavviare la giostra. E se non lo trovassero, molti realizzaranno finalmente certi incubi chiusi nel cassetto.

Nazionalizzare necesse est

La signora Merkel, Angela di nome, ma non di fatto, ha varato una legge, per nazionalizzare le banche inguiate, che prevede anche l’esproprio a favore della Repubblica Federale dei Tedeschi che, ancora una volta, e anche se disturba qualcuno, dimostrano di essere i più furbi della classe.

D’altra parte che altro si può fare. Niente. Il buco è troppo grande e non lo si può riempire con secchiate di euro in bocca a banchieri ingordi, e sarebbe il meno, visto che sono sopratutto incompetenti e forse anche imbecilli.

Nazionalizzare dopo l’orgia liberista della supponente signora Thatcher, quella che mandò la gente dei SAS e i gurka di sua maestà a scannare i soldatini argentini alle Falkland, sembra un’eresia, ma se andiamo in fondo si scopre che potrebbe essere anche un buon mezzo per eliminare sia debiti fra le banche sia una parte del debito pubblico statale.

Il passaggio della proprietà di gran parte delle banche nelle mani dello stesso padrone permetterebbe di compensare debiti e crediti fra le stesse ed eliminare così un bel pezzo di titoli tossici, sopratutto se le compensazioni venissero fatte anche fra gli stati ormai proprietari della banche; della serie: io restituisco un titolo tossico a te e tu me ne ridai uno a me.

In Italia questa cosa avrebbe effetti spettacolari, assodato che molte amministrazioni locali e loro controllate sono oberate dai derivati che, in un’ipotesi di nazionalizzazione delle banche creditrici, potrebbero essere anche azzerati, con sollievo dei bilanci pubblici e diminuzione di tasse.

Progetto ardito? Ma, di fronte a quello che hanno combinato i banchieri, ogni progetto abbastanza sensato, per quanto estremo, sarebbe sintomo di estrema saggezza.