…e torture private

Constatato che gli italici sono troppo buoni, per non dire fessi, visto quello che sopportano dalla P.A., pure i privati fanno quello che mai s’azzarderebbero a fare all’estero, dove una bella class action gli farebbe mollare l’acino, la fronda e lo streppone.


L’ultima è di una società telefonica per il subentro di un contratto.

Si va al punto vendita, sperando che un tale apparato super colorato, con tanti giovani cortesi e disponibili, permetta di fare tutto sul posto.

Illusione, dolce chimera sei tu! http://www.youtube.com/watch?v=9OxKDFWu7b4 , recitava la canzone del 1940 censurata dal regime fascista perché poteva mettere in dubbio l’apodittico Vincere e Vinceremo mussoliniano tanto applaudito dai romani festanti.

Per la bisogna, le ragazze, cortesissime, ti stampano un pacco di moduli (su carta da 80 grammi) che, ovviamente, devono essere spediti per raccomandata con ricevuta di ritorno, con allegati documenti di identità del cedente e del subentrante nonchè un po’ di autocertificazioni, tutte carte che loro già possiedono visto che il subentrante è già loro cliente.

Compilati e spediti, dopo coda alle Poste e obolo di 6 euro, si aspetta.

Dopo qualche settimana telefona una voce slava che ti dice che “documento identità scaduto” e quindi “noi non possiamo procedere subentro”.

E il tono è quello sbirresco di una allevata in regime filo-sovietico dove un documento scaduto ti portava, come minimo, a fare un giro alla Lubianka per essere interrogato dal colonnello Putin.

Faccio però notare alla ausiliaria del KGB, ridotta a operatrice di call center nell’odiato occidente capitalistico, che c’è una legge del 2008 che allunga la scadenza dei documenti d’identità a 10 anni, ma la guardiana del gulag telefonico mi dice “noi non sappiamo di questa legge e possiamo solo aspettare che tu manda fax con documento d’identità aggiornato”.

Imperativa e conclusiva, ti fornisce un numero di fax e fine delle trasmissioni, incurante che gli si prospetti il cambio di gestore: a lei non interessa, segno evidente che in una cultura totalitaria l’importante non è il profitto dell’azienda (generato di solito dai clienti) ma il meticoloso adeguamento alla prassi, senza porsi nemmeno il dubbio che il cliente abbia (almeno qualche volta) ragione.

D’altra parte, sono stati scritti migliaia di libri su come la gente comune sia disposta a torturare e uccidere solo per rispettare una stupida prassi.

Come è finita? Si chiama il servizio clienti, si racconta l’accaduto (a una italica comprensiva), questa invita a mandare la pagina internet dove c’è la notizia della legge alla collega kapò. Via fax.

Chiesto se si possa mandare via e-mail, dice che non è possibile: quelli del gulag accettano solo fax. Ma la italica ti viene incontro: si può mandare una e-mail a lei che poi la faxerà alla slava feroce.

Conclusione: una grande azienda che opera in un settore moderno, che ha bisogno di documenti dei suoi clienti per svolgere il suo compito, dove non si sa che la legge è cambiata e dove nessuno si è mai preoccupato che forse è bene dare un pelino di fiducia ai clienti.

Se lo considerano un cliente.

Ma dubito che sia considerato più un fastidioso rompiscatole che uno che fa fatturare.

Preghiamo

Come sfortunato abitante e suddito di questa sgangherata repubblica c'é d'augurarsi che Monti e i suoi tecnici possano potare a dovere il rovo spinoso e pieno di serpi velenose che é ormai la nostra amministrazione pubblica.

Ma la veritá e che non c'é da essere fiduciosi perché l'approccio dei tecnici é troppo simile a un ricognitore che da alta quota cerca di fotografare una situazione che poi dovrà essere spianata con un bombardamento di precisione.

Purtroppo la guerra la stiamo perdendo e il tempo di tagli chirurgici e "tecnici" non c'é. Non é il momento di lunghe e defatiganti discussioni con burocrati che prima di eseguire un ordine di taglio, di trasferimento o di accorpamento chiederanno esaustivi e corazzati pareri ai loro giuristi interni, o a costosi consulenti e magari all'avvocatura di stato, con la conseguenza che quel risparmio urgente, sommato a tanti altri similari, non si farà, e se si farà, sarà un mezzo aborto che, alla fine dei conti, sarà più costoso del taglio che si voleva fare.

Questo é il momento della forza bruta, é venuto il tempo di un bombardamento a tappeto che abbatta per sempre la fabbrica delle tonnellate di carte che bloccano l'ammistrazione pubblica e pesano sui conti di ogni italico cittadino.

Purtroppo non credo sia nelle capacitá di Monti & C. usare il massimo della forza bruta per abbattere il mostro. Non ce li vedo il pio Monti, il tagliator cortese Bondi e il professor Giavazzi, lancia in resta, colpire alla giugulare un drago fatti di 5 milioni di statali, parastatali e dipendenti di finte SpA con socio unico in un ente pubblico.

Ma possiamo sempre sperare in un miracolo e perciò: preghiamo.

2012 odissea nel bollo auto

Comprata un’auto a febbraio 2011 da un concessionario, mi viene detto che, ovviamente, bisogna pagare il bollo, e diligintemente vado da una concessionaria autorizzata alla riscossione della tassa auto, ma mi viene detto che i periodi intermedi loro non li gestiscono e che devo rivolgermi all’ACI.

Presi due mezzi e mezza giornata, effettivamente all’ACI mi fanno pagare il bollo.

Ovviamente, risolto con l’andata fisica all’ACI l problema del periodo intermedio, cerco di pagare il bollo del 2012 online, perchè credevo di vivere in una nazione moderna e per di più a Milano, capoluogo della Lombardia, tra l’altro destinataria dei soldi del bollo auto.

Perciò vado su internet dove sul sito dell’ACI, alla pagina http://www.aci.it/?id=891 , ci sono varie opzioni per pagare senza doversi fisicamente spostare, fra cui quella di servirsi del servizio www.bollonet.it che, oltre che essere criptico e richiedere dati inutili, e dopo molti tentativi infruttuosi, capisco che proprio non è adatto a pagare il bollo.

Allora telefono al numero verde, dove una gentile, cortese ed efficiente operatrice catanese mi dice che c’è un altro sito (però non citato dalle pagine dell’ACI), il sito www.tributi.lombardia.it dove invece le cose funzionano, perchè lei, sempre diligente e cortese, ha provato a mettere la targa (solo la targa!) e magicamente il sistema ha fornito importi da pagare e anche l’opzione di pagare online, che però non funziona, perchè il sistema bancario che deve eseguire la transazione rifiuta il pagamento e senza dare spiegazioni.

Cambio carta. Magari qualla gli piace. Ma la VISA chiede dei dati di sicurezza con un altro pannello criptico che inspiegabilmente m’impedisce di andare avanti.

Allora mi ricordo che la pagina http://www.aci.it/?id=891 dice che si si può pagare tramite telefono, dove qualche volta ho pagato anche il canone RAI, ma dopo la solita attesa, l’operatrice mi dice che deve chiedere se si può pagare il bollo via telefono, riferendomi poi una risposta negativa: perciò l’ACI dice una cosa non vera, o forse solo obsoleta, che nessuno però ha provveduto a cambiare sul sito web.

Risultato dell’odissea di un cittadino italico che vuole pagare una tassa nel 2012?

Andare alla posta. Come nel 1861.

Moooooooonti!

iPad e i giornali

Complici vacanze e un iPad sotto mano, ho voluto vedere come i quotidiani nazionali ed esteri utilizzano il nuovo strumento, sopratutto come usabilità e fruibilità.

In pratica per i nostri quotidiani é un disastro: solo il Corriere supera la sufficienza, gli altri sono cose molto abborracciate, tanto per fare e senza alcun idea di cosa sia veramente un tablet.

Quelli stranieri vanno un po’ meglio: veloci, ricchi di funzioni, usabili, i migliori quelli americani, da migliorare gli europei.

In definitiva, su una scala da 1 a 10, questa la mia classifica.

Italici:
– Corriere: 6
– Repubblica: 4
– Sole24ore: 5
– Il Mattino: 2
– Il Messaggero: 2
– Secolo XIX: 3

Forestieri:
– WSJ: 8
– FT: 9
– NYT: 8
– Los Angeles Times: 8
– Le Monde: 7
– Le Figaro: 6
– El Pais: 6
– Frankfurter All.: 5
– London Times: 5
– Guardian: 6

Il passo del gambero

Secondo il divulgatore imperiale della RAI TV, 30 anni fa, cioé nell’anno di grazia 1981, non c’erano ancora i computer.

Cosa che fa il paio con l’affermazione, fatta in un Social Network da una delle Grandi Firme del giornalismo italico, secondo cui Steve Jobs avrebbe inventato il computer (nel 76, tra l’altro).

Ora, se divulgatori e commentatori italici sparano di queste crasse fesserie, non c’é da meravigliarsi se l’Italia sia passata dal passo romano mussoliano a quello del gambero che, com’é noto, va sempre all’indietro.

Nella foto, nel 1971 al lavoro su un computer IBM 360.