I ricchi e poveri

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Gabriel Zucman, professore alla London School of Economics e ricercatore a Berkeley, ha scoperto che gli italici tengono nella sola Svizzera la bellezza di 120 miliardi di euro, pari a 232 mila miliardi di lire, l’80% dei quali frutto di evasione fiscale. (vedi il suo: La richesse cachée des nations).

Non male per uno Stato che ha debiti per 1.000 miliardi di euro con i suoi stessi cittadini, magari gli stessi che dopo avere evaso, ed essersi fatti certificare bilanci in rosso fisso e magari un ISEE da precario cronico, usano gli stessi soldi per prestarli allo Stato che gli ha così graziosamente concesso di evadere, mentre e nel contempo, questo Stato dei Balocchi fa la faccia feroce con i poveri cristi, quelli senza commercialisti in paradiso, che per avere quattro soldi di tasse pagate in più devono aspettare ben 15 anni che l’Agenzia delle Entrate finisca di resistere in ogni grado di giudizio.

E stando così le cose, non ci resta di fare come la Vanoni, (Ornella, la cantante milanese, non Ezio, quello che ha fatto questa riforma fiscale che è una specie di colino a maglie larghe), e proviamo anche con Dio, non si sa mai.

Speriamo proprio che esista un Dio, e che sia giusto, e che punisca seriamente tutti noi peccatori, ovviamente in proporzione al reddito…evaso.

Dallo stallo alle stelle.

Welfare

Partorito dall’accoppiamento “contro natura” fra due bande di politicanti intenti solo ad arricchirsi, il governo di Letta “Il Giovane” non ha combinato un bel nulla, salvo il patetico gesticolare del premier davanti ai giornalisti a spiegare sue strategie che non sono né efficaci e neppure fattibili, visto che le due bande non recedono un passo dalle loro strategie pre elettorali.

Il paese è in uno stallo totale. Persino i nuovi della politica – i grillini, i Renzi, i De Magistris, i Pisapia, gli Emiliano e i Marino – hanno capito che è meglio non sbilanciarsi in progetti irrealizzabili, data la mancanza cronica di denari e la loro incapacità a tagliare gli sprechi.

Ammesso che sia un bene tagliare gli sprechi o non farlo.

Perché il politicume e l’Amministrazione Pubblica se facessero qualcosa per ridurre la spesa inutile, creerebbero altri disoccupati nelle centinaia di migliaia di aziende che vivono di soldi pubblici, e se non fanno nulla, fanno crescere il debito e la necessità di tassare ancora di più.

La soluzione potrebbe essere quella di Obama e Bernake, una classica manovra keynesiana dove la spesa inutile viene convertita in spesa utile, procurando alla nazione una serie di infrastrutture e di servizi che le permettano un salto di qualitá e un affrancamento di risorse oggi bloccate.

Come lo sono le donne, schiacciate nella morsa casa-lavoro-bambini-anziani che impedisce loro di lavorare serenamente e anche di poter lavorare.

D’altra parte i paesi ricchi del Nord Europa, hanno sempre investito in servizi che – direttamente o indirettamente –  aiutano le donne, come ha dimostrato l’economista americano Peter Liendert in “Growing Public“.

Si potrebbe investire nella scuola a tempo pieno – dall’asilo all’università – eliminando ogni ipotesi di far pagare tasse scolastiche, rette e pasti a una popolazione che già oggi non ce la fa a combinare il pranzo con la cena.

Così come sarebbe vincente fare in modo che degli anziani se ne occupino le strutture pubbliche e non affidarli al fai-da-te delle famiglie, costrette ad arrangiarsi in proprio e con le badanti, magari volenterose, ma certamente non specializzate nella cura di chi ha costruito questa nazione e ha il diritto a una vecchiaia da cittadino e non da “ingombro” da gestire.

D’altra parte la spesa pubblica italica complessiva non è nemmeno piccola (rispetto al PIL e agli altri paesi UE), ma solo mal diretta e indirizzata.

Perciò, caro Letta, smetta di gesticolare e si dia da fare… se lo sa fare.