Il pericoloso sogno di Vladimir Putin

Putin-Merkel

La reazione di Putin per l’abbattimento di MH17 è puro stile KGB: negare la responsabilità, occultare  i fatti, utilizzare i media per fare disinformazione e manomettere la zona dell’incidente per impedire un serio esame delle prove.

La Russia continuerà a sostenere i separatisti con armi e addestramento, e anche questo è un comportamento sovietico tipico dei predecessori di Putin a capo dell’URSS. 

Obiettivo strategico di Putin è cancellare il collasso dell’Unione Sovietica. Per Putin, allora giovane ufficiale del KGB di stanza nella DDR, la caduta del muro era “la più grande catastrofe geopolitica del secolo.” 

Obiettivo tattico è mettere un suo fantoccio a Kiev e lo fa gestendo le divisioni interne all’Ucraina. 

Ma fondamentale per questa strategia è dividere anche la NATO,  dove la Germania è un elemento critico, per cui Putin cerca d’impedire alla Germania di essere allineata con gli Stati Uniti, ed Edward Snowden è il classico utile idiota per interrompere la collaborazione fra Berlino e Washington, insomma, una bella trappola nella quale è caduta (o è voluta cadere) la Merkel. 

Naturalmente, la Russia di oggi non è l’Unione Sovietica: le sue capacità militari sono l’ombra di quello che era una volta una super potenza, ed è per questo che gli americani stanno operando con risposte misurate, soprattutto con le sanzioni, senza scatenare una nuova Guerra Fredda. 

Anche perché Putin è in difficoltà, perché ha capito sbagliato scegliendo di appoggiare gli inaffidabili signori della guerra ucraini,  gente più preoccupata del proprio potere locale che degli interessi strategici della Russia.   

Prima dell’abbattimento del volo MH17, Putin aveva solo vantaggi dall’utilizzo dei signori della guerra, tattica che aveva già utilizzato in Georgia e Cecenia: aveva esternalizzato il lavoro di destabilizzazione del governo di Kiev per garantire alla Russia l’influenza sull’Ucraina e impedire a Kiev di entrare nella NATO e nella UE. 

Purtroppo trattare con signori della guerra rende difficile controllare ciò che accade sul terreno, soprattutto quando si tratta di miliziani lacerati da concorrenza interna, spesso ubriachi. 

Ma la più grande preoccupazione di Putin è la reazione del mondo esterno, che lo indebolisce all’interno della Russia: i principali dati economici sono contro di lui, ma ciò che più conta è quello che sta accadendo all’interno della sua coalizione fatta di imprenditori, rivolti ai mercati internazionali e che temono le sanzioni (e infatti molti capitali stanno lasciando la Russia), e di oligarchi che vivono di commesse pubbliche, estremisti nazionalisti etnici, un quadro che può spingere Putin verso una maggiore militarismo per salvare reputazione e posizione.

Lo streaming, ossia il paradosso della trasparenza

uhm

Avatar di digregorioblogQuid est veritas?

Chi si è imbattuto durante i suoi studi in corsi di sociologia, antropologia, metodologia della ricerca sociale et similia dovrebbe aver incontrato un concetto, semplice quanto intuitivo, che si chiama “paradosso dell’osservatore“. Cosa ci dice questo concetto? Semplicemente che ogni individuo, se sa di essere osservato, si comporta in modo diverso dal solito, altera il proprio comportamento.E come lo altera? In base al ruolo che assume. E cos’è un ruolo in sociologia? L’insieme dei comportamenti, degli obblighi e delle aspettative che ci attendiamo da un individuo che ricopre una determinata posizione.

Voi direte: che scoperta…lo sanno tutti che è così. Beh, non mi pare, visto che tutti chiedono lo streaming… O meglio, come per tutti i concetti chiave della sociologia ci rendiamo conto della loro veridicità solo quando qualcuno ce li fa notare. Quando qualcuno ci fa capire come e quanto la nostra realtà sia socialmente costruita e…

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Il conta storie

abd1 Storytelling è il nuovo termine di cui s’è innamorato Renzi.

Secondo lui si deve cambiare il modo in cui si narra l’Italia.

Una cosa che fa il paio con il PowerPoint salvifico che dovrebbe indicare le vie d’uscita dalla crisi per il solo fatto di essere mostrato, un po’ come fanno quei bambini che, indossato il costume di Superman, poi credono di poter volare.

Quindi, cambiato il modo di raccontare l’Italia, magari tacendo che ci sono 5,2 milioni di processi civili pendenti, migliaia di aziende che non sono pagate e contribuenti che lottano anni per avere indietro i loro soldi, cambia la percezione che all’estero hanno di noi.

Chissà, forse convincendo i giornali internazionali che gli scandali Carige, Expo, Unipol, Regione Sicilia, sono fatti occasionali e di poco conto, magari può accadere che quel misero 1% di investitori esteri disposti a mettere un po’ di soldi in Italia (contro il 40% che investirebbero in UK e Germania) apra il portafogli e compri quel che c’è da comprare che non hanno ancora comprato.

Ma lo storytelling poco può fare: serve a tenersi i clienti, non ad acquisirne di nuovi, quelli comprano se il prodotto c’è e se il prodotto è buono.

Come quelli tedeschi che di solito si comprano e non si vendono.

Euro Killers

 

Povero Euro!

Tutti lo vogliono morto!

E se non lo vogliono morto, lo vorrebbero almeno svalutato, in modo da far correre le esportazioni… di chi esporta, ovviamente!

Come se agevolare le esportazioni (che è cosa buona e giusta) potesse far andare bene quelle aziende che la globalizzazione non l’hanno mai compresa e che credono che il loro orizzonte economico finisca alle mura cittadine.

Pure Draghi, quello che gli economisti americani sbeffeggiano come un parolaio disarmato, vorrebbe l’euro svalutato, ma non sa come fare e forse non lo può neppure fare.

Perchè la valutazione dell’euro è una valutazione che fa il mercato, ed è la stessa che il mercato fa per una borsa francese, un vestito italiano, un’auto tedesca: prodotti di qualità fatti in un continente che ha una superiore qualità della vita rispetto al resto del mondo.

Il valore di una moneta è un giudizio di valore complessivo, non solo della sua economia, e quindi resta difficile togliere dalla testa del mondo che l’Europa è un posto che vale.