Un po’ di trading?

Un dì funesto, grazie al parlar forbito di un bel ingegno, si è prima demonizzata e poi demolita la tranquilla foresta pietrificata bancaria.

E da quel dì fatale i banchieri si sono buttati nel mercato con un’avventatezza di molto superiore a quella di Alice quando s’infilò nella tana del Bianconiglio, dove tutto è del tutto assurdo, anche se del tutto razionale, come il fatto che il Cappellaio Matto festeggi ogni giorno il suo Non-Compleanno.

Com’è finita lo sappiamo, però, a differenza della candida Alice, le banche non sono tornate dal paese delle meraviglie senza danni e con tanti insegnamenti in più.

Le ferite, tante e non ancora rimarginate, se non purulente, sanguinano ancora e, purtroppo, anche se colpiti nella loro pelle più sensibile, quella del portafogli, non pare che la severa lezione sia servita ai banchieri.

Anzi! Ieri un dirigente di alto grado, evidentemente mandato allo sbaraglio senza un opportuno media training, si è esposto al pubblico ludibrio quando ha invitato la gente a fare trading on-line, una mossa del tutto razionale, ma solo per lui!

E questo basterebbe a spiegare perchè questi emuli di Alice siano così messi male: mancano i fondamentali della comunicazione che, in una fase così critica, è essenziale padroneggiare per evitare di allargare il buco della credibilità.

Non è il momento di metterci pezze, oramai. Bisogna cambiare.
Come farebbe la Regina di Cuori: tagliando un po’ di teste.

La madre dei fessi

Secondo una ricerca mondiale, fatta su 10.000 manager, la soluzione della crisi è, per il 53%, nella mani del business, cioè devono essere i privati a cavare il ragno dal buco.

Un 14% crede nelle istituzioni internazionali mentre il 12% aspetta la soluzione dal loro governo.

Un restante 19% crede che i governi debbano intervenire nell’economia, ad esempio, nazionalizzando le banche.

Questa quota è vicina al 20% della regola di Pareto dell’80/20, quella che dice che il 20% della popolazione possiede l’80% della ricchezza, che il 20% dei clienti produce l’80% del fatturato e che l’80% dei problemi sono dovuti al 20% del parco macchine.

Una regola strana ma sempre applicabile, e forse lo è anche in questo caso: il 19% dei manager mondiali dice che lo stato deve intervenire e forse questo quasi 20% è la parte che possiede l’80% dell’intelligenza e intuisce che questa crisi va risolta con mezzi eccezionali, che poi si riducono a passare alla UE l’intero sistema del credito e quello previdenziale.

Il denaro per questa operazione non è un problema perchè le banche valgono poco, alcune quasi niente, e buona parte del loro capitale è posseduto da altre istituzioni finanziarie, in un intreccio di scatole cinesi; e, se servono dei soldi, si fanno stampare, coscienti che la gente, con questi soldi in mano, può fare solo due cose: o li spende, con giovamento dell’economia, o li investe in attività produttive, perchè quelle parassitarie (cioè quelle puramente finanziare) non esisterebbero più.

Vacche Sacre

C’è in giro un tipo di donna, di solito manager di successo, che, deviata da una concezione ultra egalitaria e femminista acritica, finisce per costruirsi addosso un invisibile scudo sacrale.

Donne che non vogliono essere considerate tali, se non per rimproverare eventuali attentati alla parità assoluta, e che pongono grandi dilemmi di comportamento a chi le deve approcciare.

Si deve lasciare il passo alla porta? Possiamo fare gli auguri o penseranno che lo facciamo solo perchè sono femminucce? E un complimento non lavorativo, è gradito o stiamo insozzando la statua? Al bar possiamo pagare o siamo maschi sciovinisti e pure un po’ antiquati?

Forse l’unica strategia è quella di chi va in India: stare lontani dalle vacche sacre.

Banche: che fare?

Il prof Garicano della London School of Economics ha dovuto fare qualche capriola verbale per (non) spiegare a Sua Maestà Elisabetta II perchè nessun economista avesse previsto la crisi , e pare che la regina ci sia rimasta così male della non-risposta che qualcuno dei suoi cortigiani s’è rammaricato di non essere ai tempi di Elisabetta Tudor che avrebbe fatto tagliare la testa all’impudente professore che se n’era uscito con una bestialità: ogni economista aspettava che qualche collega s’accorgesse della crisi prossima ventura.

Cosa del tutto falsa perchè Robert Shiller, che aveva già previsto la bolla internet in Euforia Irrazionale, aveva scritto, in Nuovo Ordine Finanziario, che sarebbe scoppiata quella immobiliare, causata da prestiti troppo facili, e presentava anche il rimedio all’incertezza, alla base di ogni credito, con la creazione di un archivio mondiale dove fossero censiti i dati finanziari di tutti i soggetti economici.

Tra il dire e il fare, e sopratutto l’ascoltare i saggi con la vista lunga, c’è sempre un oceano di chiacchiere nei salotti TV, e intanto la bolla scoppia e si tira dietro le banche ed il loro castello di strumenti finanziari, basati su altri strumenti effimeri, a formare un gomitolo inestricabile la cui risoluzione non può che essere quella di Alessandro quando tagliò il nodo gordiano con la spada, vale a dire che l’unica soluzione è del potere politico, che ha la forza per imporre soluzioni estreme.

Sicuramente, come suggerito da Robert Shiller, occorre creare questa centrale rischi mondiale, e se ne è accorto anche il serafico Trichet e i suoi scagnozzi, quando chiedono l’istituzione di una vigilanza europea (otto anni dopo la rabberciata introduzione dell’euro), ma occorre anche salvare, con un atto straordinario d’imperio, le banche tutte, anche quelle che non vogliono essere salvate e che stanno raschiando il barile.

L’unica soluzione è che gran parte del settore del credito nella UE, ma direi anche nel resto del nord del mondo, sia nazionalizzato o, come dice Jacques Attali, europizzato, in quanto la UE, che non ha debiti, ha la forza finanziaria per acquisire le macerie delle banche.

D’altra parte, eliminati gli arzigogoli dei derivati, la concessione del credito, basato su dati oggettivi, è cosa semplice e con poche regole: prestiti a tassi bassi a chi è solvibile, prestiti proporzionalmete più cari per gli altri, nessuna partecipazione al rischio d’impresa. Una semplice attività burocratica.

Risiko 2009

Forse nemmeno i giocatori di Risiko e di wargames avranno mai immaginato che un giorno la signora Thatcher avrebbe mandato i suoi Gurka a scannare i coscritti argentini alle Falkland o che i marine americani andassero a combattere sulle montagne fra l’Afganistan e il Pakistan.

Ma la realtà è spesso romanzesca e la storia può far accadere cose che superano ogni fantasia, come potrebbe accadere se la crisi Italia-Brasile, non calcistica ma causata dalla fuga del brigatista pluri omicida Cesare Battisti , prendesse una brutta piega.

Si comincia con una lettera sdegnata di Napolitano a Lula (che ovviamente se ne fotte altamente perchè a lui preme più ingraziarsi Sarkozy e signora), poi Frattini ritira l’ambasciatore (con grande gioia del diplomatico perchè Brasilia è proprio un postaccio), poi noi espelliamo un po’ di trans brasiliani (con gran sofferenza dei VIP che li frequentano), il Brasile si sdegna perchè, come proposto da Maurizio Costanzo, riempiamo di cartoline di protesta l’ambasciata brasilera in Italia, e poi, magari, per nascondere i nostri gravi problemi economici, qualcuno decide che è venuta l’ora di spezzare la schiena ai carioca e mandiano, pure noi come la Iron Lady, la nostra flotta a bombardare Rio De Janeiro.

Può accadere? Non è detto, ma non è nemmeno escluso.

Potrebbe accadere quando la politica, esauriti tutti gli altri mezzi di distrazione di massa, potrebbe essere costretta a continuare la sua azione con altri mezzi (violenti), come annotò Lenin sulla sua copia di “Della Guerra” di Clausewitz accanto alla immortale, lapidaria e cinica frase:

la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.