Sapere è necessario

Ci sono giornalisti che commentano preoccupati il percolare di notizie sui vizi dei politici e dei pubblici funzionari, lo ritengono una non necessaria intrusione nella vita privata della gente.
Sono osservazioni che però lasciano fuori un fatto fondamentale per la serena e sana esistenza di una comunità: chi informa i contribuenti dei vizi dei potenti, ovviamente, se e quando questi vizi siano "evidente" sintomo di corruzione, anche se non vi sia un procedimento giudiziario in corso?

Io ritengo missione sacra e specifica della stampa sbattere in prima pagina il vizio (pagato con i nostri soldi), tant'è vero che negli USA l'emendamento che tutela la libertà di parola è quello che più di tutte le altre leggi permette di evitare le degenerazioni eccessive del potere politico e amministrativo.

La EFF (www.eff.org), ad esempio, organizzazione libertaria americana, cane da guardia contro chi vuole mettere sotto controllo le telecomunicazioni, ha ottenuto dalla Corte Suprema sentenze che difendono addirittura l'anonimato del blogger quando questo attacchi il potere pubblico, sentenza ottenuta come estensione di altre che già difendevano l'anonimato di chi stampa un libello di denuncia.

D'altra parte è sotto i nostri occhi l'attacco virulento ad Obama accusato di non essere nato negli USA, aggressione che però nessuno si sogna di censurare o di omettere dalle cronache a stampa o via etere.

Questo assetto americano garantisce alla gente di avere una visibilità su quello che fanno i potenti e, siccome è un'esigenza non eludibile (perchè chi custodisce i custodi non può che essere il cittadino contribuente), è chiaro che da noi si sopperisce, alla mancanza di denuncia e alle omissioni da parte della stampa, con il percolare di quello che si ascolta durante le indagini da parte delle strutture di law enforcement.

E questo perchè una società non può vivere senza la verità (anche approssimata), sarebbe come avere un laboratorio scientifico dove una parte delle scoperte viene negata ai colleghi scienziati bloccando il progresso di tutti.

I problemi di Matusalemme

Milioni di dollari dopo la conquista della luna gli umani si sono dovuti rassegnare a restare sul pianeta e dintorni, e allora, finite le ansie di gloria intergalattica, ci si concentra sull'effimera vita su questa terra cercando di rimandare il momento di lasciare onori e denari a quelli nati dopo.

L'obiettivo è (per il momento) arrivare a 120 anni, ma qualcuno già chiede i 150 e poi, ovviamente l'immortalità.

Al di là della difficoltà per chi oggi è già sui 70 di arrivare a questi traguardi, e presumendo che ci si arrivi, quale sarebbe la vita di questi ultracentenari? E non parliamo di quella fisica perchè è ovvio che chi aspiri ad arrivare a 120 anni voglia farlo in buona salute.

I problemi che si tende a non considerare sono altri e non facilmente risolvibili.

Il primo è di tipo nevrotico: come vivrebbe la sua quotidianetá una persona che sa che non si ammalerá ma che può comunque morire o restare menomato per un incidente?

Un'ipotesi non peregrina visto che gli incidenti automobilistici e quelli in casa sono molto frequenti?

Finirebbe col fare la vita di una bella fragile statuina di Capodimonte tenuta dietro una cristalliera.

Poi c'è il problema degli altri, quelli che dovrebbero morire e che certamente non vedrebbero di buon occhio gente che magari ha già tutto e che per giunta non muore nemmeno.

E questo diventerebbe un altro motivo per i fortunati lungo-viventi per tenersi lontano dal vasto pubblico un po' arrabbiato.

Un Oscar al femminile

L'Oscar a The hurt locker non è solo un premio a un film perfetto, non è solo un evento perché per la prima volta viene premiata una regista (e la Bigelow se lo merita tutto!), ma, anche se nel film non c'è una donna, l'Oscar è un premio a quelle virtù femminili di cui ha bisogno il mondo dopo il crack del 2008!

Anche se è un film di guerra, gli eventi della vita di un artificiere in Iraq sono solo una metafora di quello che ci serve per il nuovo mondo, virtù che donne hanno maturato nel lungo processo di umanizzazione e che non sono mai state valorizzate in una storia dell'umanità fatta di predazione più che di collaborazione e che ha visto nell'avidità finanziara pre 2008 il massimo dell'idea che si "deve" sfruttare, imbrogliare, prevaricare altri esseri umani.

Le virtù femminili che ci servono sono quelle dell'artificiere che è in Iraq per aiutare, collaborare con altri pur se molto lontani da se ma cosí importanti da fargli, non solo rischiare la vita, ma anche sentire il dovere morale di lasciare affetti e comoditá meritate per tornare a far esplodere la sua empatia, forse anche per il suo nemico.

Egoismo animale

Fin dall'infanzia il bambino mostra una specificitá nel desiderio di collaborare con gli altri umani e, prova di questo, è lo sviluppo del linguaggio il cui scopo primario è una profonda necessità di diventare parte attiva dei gruppi sociali di cui si entra a far parte.

Gli esseri umani, non essendo dotati di potenti mezzi fisici propri (artigli, zanne) dovevano necessariamente collaborare durante la caccia ad animali più forti e più veloci e questo implicava anche una successiva ordinata suddivisione delle spoglie fra i partecipanti alla caccia, le loro famiglie, gli anziani e i bambini.

Un comportamento che non è previsto fra gli animali che cacciano in branco, anche quelli che applicano strategie che sembrano molto elaborate, ma che mostrano una totale mancanza d'intenzionalità nel dopo la caccia quando il primo che cattura la preda tende ad escludere anche gli altri cacciatori.

La collaborazione per condividere i frutti delle attivita è quindi la qualità che distingue gli umani dai loro cugini scimpanzè, gorilla e bonobo e ne viene per conseguenza che gli individui che trattengono per se molto oltre il necessario e/o che non danno ad altri umani la possibilità di vivere (secondo gli standard contingenti) sono in pratica dei pre-umani molto simili alle bestie.

Riforma fiscale: un’utopia

Dicono che ^^^ stia studiando una riforma fiscale con l'obiettivo di spostare il prelievo dal reddito, sempre difficile da accertare, alle cose che, in generale, non si possono nascondere; altro obiettivo è diminuire il carico su chi lavora/produce (dipendenti e imprese) e aumentarlo ai redditieri che, in pratica, sono gli investitori e i padroni di immobili.

Ovviamente, siccome non è che queste due categorie sono perfettamente separabili, gli effetti di una riforma fiscale avrebbero effetti che ^^^ non si aspetta, o che forse si aspetta, ed è probabilmente questa la ragione per un parto molto travagliato e che forse abortirà del tutto.

Infatti, all'indomani di una riforma che porti il prelievo sulle rendite al 20%, la gente ovviamente cercherebbe di scaricare il nuovo onere sugli altri, per cui aumento dei prezzi da parte di redditieri/commercianti/professionisti e un aumento dei fitti da parte degli immobiliaristi, il tutto alla fine scaricato su lavoratori e imprese che si vedrebbero annullato il tanto agognato sgravio fiscale.

Certamente qualcuno potrebbe ipotizzare che così non sarà perchè, ad esempio, i redditieri potrebbero non scaricare l'onere sui prezzi, ma anche accettando questo punto, e presupponendo che i redditieri non abbiano esigenze di coprire le loro spese, come si comporterebbero poi nell'urna?

In altri termini: i politici sono disposti al suicidio elettorale, cioè sacrificare la propria rendita e quella dei loro famigli?