Fin dall'infanzia il bambino mostra una specificitá nel desiderio di collaborare con gli altri umani e, prova di questo, è lo sviluppo del linguaggio il cui scopo primario è una profonda necessità di diventare parte attiva dei gruppi sociali di cui si entra a far parte.
Gli esseri umani, non essendo dotati di potenti mezzi fisici propri (artigli, zanne) dovevano necessariamente collaborare durante la caccia ad animali più forti e più veloci e questo implicava anche una successiva ordinata suddivisione delle spoglie fra i partecipanti alla caccia, le loro famiglie, gli anziani e i bambini.
Un comportamento che non è previsto fra gli animali che cacciano in branco, anche quelli che applicano strategie che sembrano molto elaborate, ma che mostrano una totale mancanza d'intenzionalità nel dopo la caccia quando il primo che cattura la preda tende ad escludere anche gli altri cacciatori.
La collaborazione per condividere i frutti delle attivita è quindi la qualità che distingue gli umani dai loro cugini scimpanzè, gorilla e bonobo e ne viene per conseguenza che gli individui che trattengono per se molto oltre il necessario e/o che non danno ad altri umani la possibilità di vivere (secondo gli standard contingenti) sono in pratica dei pre-umani molto simili alle bestie.
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Riforma fiscale: un’utopia
Dicono che ^^^ stia studiando una riforma fiscale con l'obiettivo di spostare il prelievo dal reddito, sempre difficile da accertare, alle cose che, in generale, non si possono nascondere; altro obiettivo è diminuire il carico su chi lavora/produce (dipendenti e imprese) e aumentarlo ai redditieri che, in pratica, sono gli investitori e i padroni di immobili.
Ovviamente, siccome non è che queste due categorie sono perfettamente separabili, gli effetti di una riforma fiscale avrebbero effetti che ^^^ non si aspetta, o che forse si aspetta, ed è probabilmente questa la ragione per un parto molto travagliato e che forse abortirà del tutto.
Infatti, all'indomani di una riforma che porti il prelievo sulle rendite al 20%, la gente ovviamente cercherebbe di scaricare il nuovo onere sugli altri, per cui aumento dei prezzi da parte di redditieri/commercianti/professionisti e un aumento dei fitti da parte degli immobiliaristi, il tutto alla fine scaricato su lavoratori e imprese che si vedrebbero annullato il tanto agognato sgravio fiscale.
Certamente qualcuno potrebbe ipotizzare che così non sarà perchè, ad esempio, i redditieri potrebbero non scaricare l'onere sui prezzi, ma anche accettando questo punto, e presupponendo che i redditieri non abbiano esigenze di coprire le loro spese, come si comporterebbero poi nell'urna?
In altri termini: i politici sono disposti al suicidio elettorale, cioè sacrificare la propria rendita e quella dei loro famigli?
Una seria proposta di lavoro
Quando il lavoro non c'è bisogna inventarlo. In sintesi questo dice Keynes, e ne abbiamo avuto prova con l'invenzione dell'euro quando questo cambiamento artificiale ha generato occasioni di lavoro per gran parte del tessuto economico: dagli stampatori di cataloghi ai programmatori di computer tutti erano impegnati a preparare l'evento.
Anche l'anno 2000 è stata una gigantesca occasione di lavoro, sopratutto per l'industria informatica, causa e soluzione del problema del millennium bug. E un modo per iniettare una bella novità nel sistema potrebbe essere proprio quella di intervenire sul calendario realizzando il sogno di Asimov di avere un calendario più razionale di quello attuale.
La soluzione potrebbe essere di un calendario di 12 mesi, ognuno di 30 giorni e con 5 settimane di soli 6 giorni; insomma un calendario di 360 giorni come quello in uso nelle banche per il calcolo degli interessi.
I 5 giorni rimanenti (6 negli anni bisesti), messi tutti a fine anno, sarebbero giorni di vacanza, senza effetti legali, cioè non correbbero interessi, niente contratti, nessun tipo di registrazione, tutto rimandato al 1 gennaio successivo.
Da un punto di vista lavorativo non cambierebbe molto, portando al week-end le feste civili e religiose che non cadono di sabato o di domenica, anche lavorando solo 4 giorni a settimana, si avrebbe un totale di 20 giorni al mese, cioè 220 annuali, quasi lo stesso numero di giorni di oggi (224), compreso un mese intero di ferie.
E, ovviamente, per avviare tutto questo nuovo calendario ci sarebbe un sacco di lavoro per tutti e per almeno 2/3 anni.
Imitare la natura
Quello che c’è di bello in USA è che, se decidono che una cosa si deve fare, si danno da fare per farla, ci mettono i soldi e anche università piene di Nobel si mettono all’opera.
Anche solo per imitare la natura con dei deliziosi robot che però avranno applicazioni banali, come lavare i vetri, ad esempio lavare i vetri su un grattacielo.
Accadde domani
I media del 2009, quasi 2010, sono belli zeppi degli orgasmi da Alta Velocità; e speriamo siano solo marchette pagate dalle F.S. (travestite da S.p.A. con aiutino dal bucherellato bilancio dello Stato), perchè, se i nostri intellettuali credono veramente a quello che scrivono, si comprende bene perchè questo è un paese immobile più della Russia e della Cina messe insieme.
Secondo questi super eccitati la TAV crea nuova cittá, MI-TO, NA-RM, FI-BO, che dovrebbero fare di più offrendo…che cosa?
Cosa cambia un'ora di viaggio?
E sopratutto a che serve oggi?
La TAV era cosa buona e giusta negli anni 70, quando le telecomunicazioni non erano sviluppate e non così economiche, diffuse e pervasive.
Oggi tutto il settore telecominicazioni è ventre a terra per vendere apparati per la video-conferenza (anche perchè non c'è nient'altro da vendere!) e, quando ben strutturata, stare davanti a un video da 42" a Milano parlando con altri che stanno a Roma, non crea nessun problema di comunicazione, anzi, si diventa più efficaci perchè il fatto di essere davanti a una telecamera impone di evitare il cazzeggio eccessivo; e poi c'è il fattore tempo: la sala della video-conferenza è una struttura che deve essere usata da altri e quindi da occupare giusto il tempo necessario.
Poi ci sono i voli low-cost che convincono le multinazionali a concentrarsi su Londra o Zurigo invece di tenere un altro costoso ufficio a Milano o a Roma; e, infatti, alcune stanno (discretamente) chiudendo in Italia, allungano due anni di stipendio a chi non si vuole trasferire, lo licenziano e spostano baracca, e pochi burattini, magari a Dublino o ad Amsterdam.
E allora a che serve oggi la TAV come struttura di supporto all'economia?
Il fatto che uno abiti a Torino e vada a lavorare a Milano tutti i santi giorni è un valore?
No, è solo il sintomo di un paese dove il lavoro buono è così scarso che la gente deve sottoporsi a una vita di sacrifici, nè più nè meno come quello che da Formia va a Roma in qualche ministero che non è in grado di organizzarsi per far smaltire le scartoffie elettroniche vicino casa dell'impiegato utilizzando le tecnologie dell'informazione, solo da rinforzare scavando quattro buchi per metterci un altro po' di fibre ottiche.
Ma lo scavo di una trincea per la fibra non è un opera ciclopica – e costosa – come la TAV, dove di soldi ne girano tanti.
Perciò ci dobbiamo sorbire gli orgasmi dei giornalisti e sopportare che i grandi impresari di lavori pubblici si arricchiscano con i soldi (fatti con i BOT) per opere ormai inutili.
Così com'era in principio, nel 1861, quando tutto lo sviluppo dell'Italietta savoiarda era sperato nella creazione di una rete ferroviaria, "una grande occasione di unità", ma in verità succosa greppia per gli scandali successivi, quelli che portarono al fallimento delle banche, poi abbarrucate allo Stato, scandali che già allora diedero la cifra di questo paese con un domani molto prevedibile, perchè in tutto e per tutto uguale al suo passato.