Ieri 9 ottobre 2008, (anno bisesto, anno funesto), al Politecnico di Milano convegno sul futuro dell’economia e della finanza mondiale a fronte della crisi bancaria mondiale.
Solito disaccordo fra economisti sulla genesi della crisi, che potete leggere qui. Come al solito, la sconfitta è figlia di ignoti.
Su una cosa c’è estrema concordanza: tutto parte dall’avidità.
Dei manager, per stipendi sempre più ricchi e per restare in sella ad ogni costo, favoriti dalla mancanza di controlli.
Degli azionisti di voler accrescere il valore delle azioni, invece di puntare al normale dividendo effetto di una sana gestione.
Anche gli investitori hanno le loro colpe perché, è vero che i banchieri presentano appetitosi strumenti finanziari che promettono grandi guadagni, ma è anche vero che i risparmiatori, come la Geltrude di Manzoni, non dicono mai no se c’è da incassare senza lavorare. E peccano anche loro di avidità!
Perché certi peccati si devono fare per forza in due.
Il sessuomane e la puttana.
Il traditore e l’amante.
Il giocatore ed il baro.
Il banchiere avido ed il cliente, pure!







