Mercato deregolato o sregolato?

Ieri 9 ottobre 2008, (anno bisesto, anno funesto), al Politecnico di Milano convegno sul futuro dell’economia e della finanza mondiale a fronte della crisi bancaria mondiale.

Solito disaccordo fra economisti sulla genesi della crisi, che potete leggere qui. Come al solito, la sconfitta è figlia di ignoti.

Su una cosa c’è estrema concordanza: tutto parte dall’avidità.

Dei manager, per stipendi sempre più ricchi e per restare in sella ad ogni costo, favoriti dalla mancanza di controlli.

Degli azionisti di voler accrescere il valore delle azioni, invece di puntare al normale dividendo effetto di una sana gestione.

Anche gli investitori hanno le loro colpe perché, è vero che i banchieri presentano appetitosi strumenti finanziari che promettono grandi guadagni, ma è anche vero che i risparmiatori, come la Geltrude di Manzoni, non dicono mai no se c’è da incassare senza lavorare. E peccano anche loro di avidità!

Perché certi peccati si devono fare per forza in due.

Il sessuomane e la puttana.

Il traditore e l’amante.

Il giocatore ed il baro.

Il banchiere avido ed il cliente, pure!

Non c’è più religione

Nel campo finanziario, una delle cose che si fa, ma non si dice, è il window dressing, una strategia adottata dai gestori di fondi, banchieri e manager per presentare agli investitori, e agli analisti di bocca buona (che pare siano tanti), una trimestrale che fornisca un’apparenza di buona salute, ottenuta però con manovre che si fanno solo per abbellire la vetrina.

Pare che la moda stia travalicando il campo finanziario.

Ora ci si mettono anche gli scienziati a falsificare i risultati delle loro ricerche, come pare abbia fatto un gruppo di ricerca sulle cellule staminali dell’università del Minnesota.

La cosa interessante, e molto simile a quello che è accaduto nel mondo bancario, è che il window dressing scientifico sia stato causato da totale mancanza di controlli.

Insomma, anche fra le provette ci sono authority di controllo che non controllano niente, anche se sono pagati milioni di euro dei contribuenti proprio per controllare.

Fondi Pensione e banche sull’orlo del burrone

Come ricorderete qualche anno fa la politica italiana cincischiò per anni sulla necessità di costituire i Fondi Pensione “come ci stanno in America”.

La scusa, propagata con la grancassa da tutti i media e da tutti quelli che “ufficialmente” capiscono di economia, finanza e previdenza, era che il sistema pensionistico non ce l’avrebbe fatta a pagare le pensioni ai giovani.

Siccome già allora gli stipendi erano di mera sopravvivenza, e quindi era un po’ difficile convincere i giovani a mettere da parte soldi che non avevano, qualcuno ha fatto la bella pensata di usare il TFR. Un bel pacco di decine di milioni di euro l’anno.

Siccome la torta era veramente grande, si è scatenata la solita guerra civile italica di tutti contro tutti, perché proprio tutti ci volevano mettere mano, sindacati compresi.

Com’è finita lo sappiamo: quei pochi fondi che sono nati sono creature rachitiche perché la gran parte dei soldi sono finiti nel calderone dell’INPS o sono rimasti nelle mani delle aziende, che per altro danno un rendimento maggiore dei FP.

Così, la grande ventilatissima possibilità che, tramite i fondi, si potesse finanziare il capitale di rischio dell’industria italiana, e avviare così la ripresa economica, è del tutto sparita dai media e dall’agenda della politica. E nessuno ne parla più.

Sarebbe interessante capirne il perché.

Un’ipotesi malignetta che circola è quella che tutta la storia serviva solo a finanziare le banche che già allora sapevano di avere fondamenta di carta appoggiate su altra carta.

Può essere? Potrebbe, se consideriamo che i grandi gruppi mondiali del risparmio gestito sono moribondi o alla ricerca disperata di qualcuno che li salvi dalla bancarotta.

Ma non lo sapremo mai.
Il sistema finanziario è più oscuro di un buco nero.
Attenti a non buttarci dentro i vostri soldi!