Organi a stampa

La notizia di questi giorni è che Orgonovo (un nome che è tutto un programma) e Autodesk, l’azienda che produce l’Autocad, uno dei più diffusi software per il disegno tramite computer, hanno deciso una collaborazione per creare un software per progettare organi umani in 3D, che poi saranno costruiti, cellula per cellula, da una bio-stampante capace di creare tessuti umani spessi un millimetro, e Orgonovo ha messo a punto un bio-inchiostro che serve a costruire un organo umano depositando uno strato di cellule dopo l’altro fino a replicare un rene nuovo di zecca.

L’altra notizia è che siamo ormai oltre i 7 miliardi di esseri umani che, con le belle pensate di Orgonovo e di Autodesk, corrono pure il rischio di avere disponibili tutti i loro pezzi di ricambio a basso costo, e senza nemmeno la brutalità del riccone cinese di andare a comprare un rene da un poveraccio nelle campagne interne della Cina o nelle baraccopoli di Mumbai.

Si tratta certamente di progresso: niente più attese per trapianti, niente più protesi di silicone per ricostruire un seno, forse niente più mutilati e invalidi, e lunga vita per tutti, salvo finire maciullati sotto alla metropolitana.

Certo qualche implicazione c’è che dovrebbe far riflettere chi governa sul che fare quando queste cose accadranno. E non certo il fatto che si salveranno delle vite umane rimesse in gioco da un bel pezzo di coratella ricostruita ad hoc.

Le implicazioni sono sopratutto economico-sociali: come faremo a gestire altri miliardi di persone che in pratica befferanno la morte spostandola sempre più lontana nel tempo?

Secondo Emendamento

Dopo certe tragedie americane, un sacco di nostri commentatori mette mano alla penna e scrive senza aver mai letto il Secondo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America, un emendamento, cioè una cosa aggiunta apposta per integrarla in un punto ritenuto fondamentale, cosa che fa pure il Primo emendamento, quello sulla libertà di parola.

La libertà di possedere e portare armi è stata stabilita per difendersi da un eventuale potere dispotico, ovvero da quello di uno stato centrale che debordi dai suoi confini istituzionali e vada ad interessarsi delle cose di una cittadina dell’Ohio o vada a sindacare i conti dell’Alaska.

Infatti, ogni stato ha la “sua” Guardia Nazionale, la sua polizia, e ce l’ha anche ogni comune.

Gli Stati Uniti non sono un paese regolamentato dal centro, come accade da noi dove il governo centrale mette le tasse, la riscuote e poi la dispensa pure, rendendo così irresponsabili sindaci e assessori che non devono confrontarsi con i loro cittadini cui direttamente avessero chiesto soldi per opere e spese inutili, spesso personali.

Purtroppo questo stato di cose, previsto in costituzione, provoca queste tragedie: ma nella cultura di indipendenza locale che impregna l’America, potrà mai esserci un politico a livello nazionale che voglia modificare e/o abolire secondo emendamento?

Sembra difficile, perché verrebbe visto come il primo atto di un potere centralizzato, assolutistico e dispotico.

E la cicala vince!

Un giorno d’estate, sotto una canicola atroce, la cicala si presentò al nido delle formiche. Si tolse le RayBan Aviator per entrare nel buio dell’opificio alacre, e salutó con uno smagliante bianco sorriso sotto la bocca rossa di Dior 644 Blossom.

“Ciao, carine, sono venuta a salutarvi! Vado al mare. Prima al Forte e poi a Saint Bart. Volete che vi porti un ricordino?”

“Non ci serve niente!” Urlò la regina cacauova irata.

“Noi siamo operaie, fatichiamo, risparmiamo, pensiamo all’inverno! E vedremo poi, quando nel freddo della neve non si troverà un seme, cosa mangeranno certe gaudenti socialite!”

La cicala si scrolló dalla vestina leggera un pagliuzza, bació con trasporto le operaie più vicine, saltó nella Z4, lanciò i 340hp, lasciando la scia di Chartusia e un dubbio sotto le teste delle formiche intente a farsi il mazzo per l’irosa regina.

E poi venne l’inverno, con tanta neve, e nel formicaio milioni di formiche si apprestavano a celebrare il pranzo di Natale.

La regina, a capotavola, stava per fare il sermoncino che i capi fanno sempre a Natale per sembrare più umani, ma ne venne interrotta da una cicala allegra e festaiola, con la bottiglia di Don Perignon in una mano e una pila di regali nell’altra!

“Ciao, carine, buon Natale. Sono passata giusto un attimino, parto per Gstaad”

Distribuì i pacchettini, sbaciucchió le operaie affascinate dallo zibellino lungo e dagli zaffíri sfavillanti, fece “ciao, ciao” con la mano ingioiellata Bulgari, lasciò dietro di se un profumo di Hermes 24 Faubourg, roba da 1.500 dollari l’oncia, e una certezza nelle formiche: che Jean de La Fontaine era il classico intellettuale “organico” che illude il popolo bue, uno che non ha mai lavato un cesso, smerdato un malato, spalato la neve e mendicato un aumento per pagare l’IMU.

Morale della favola è che scopo dell’intellettuale – giornalista, comunista, liberista, cattolico o calvinista – è di mantenere la gente in perpetua schiavitù – legale, morale, economica e religiosa – usando le catene più feroci: la speranza (vana) di un domani migliore e un paradiso (incerto) come magra consolazione di una vita persa a rincorrere autobus per arrivare in orario e non far incazzare una regina cacauova, pronta a mandare i suoi scherani a punire una formica dubbiosa che la sua sia una vita che valga la pena di essere vissuta.

Quel che resta del gioco

Alcuni segnali danno SB in ritirata, prova ne sia che il suo partito, il PDL, è in forte stato d’agitazione. Come mosche in una bottiglia di latte, sono incapaci di decidere se continuare a succhiare quel po’ di latte rimasto in fondo o guadagnare la via d’uscita verso nuove avventure.

Dall’altro lato c’è un PD, cioè il vecchio PCI più pezzi di DC, ovvero il parto di due anime ideologicamente assolutiste e fideiste, che cerca di dimostrarsi democratico con primarie impupazzate dove di democratico c’è poco o nulla.

Ma se andiamo al fondo di questi due gruppi – l’un contro l’altro armato di TV, giornali, banche, industrie, cooperative e pretoriani – constatiamo che loro cifra è solo l’interesse personale di quelle che sono in fondo due cordate con uno scopo molto simile e prevalentemente economico-sociale.

Quella del PDL è stata assemblata per difendere i denari del capo e dei suoi sodali, quella del PD riunita per permettere agli ex rivoluzionari dalle terrazze del Corso di diventare gentry, con necessario corredo di case in quartieri bene, barche, figlie alla LSE e figli a Londra a trafficare con i derivati.

In definitiva, nessuno dei due schieramenti ha un interesse per la cosa pubblica, se non come ghiotta occasione di mantenere o migliorare il proprio status, e i movimenti più o meno folkloristici pseudo antagonisti dei gruppi egemoni hanno già mostrato (o mostreranno) che anche loro vanno a caccia di gentryfication tramite case, terreni, ville a Capalbio, vacanze a Sabaudia..

Che resta quindi a quei 30 milioni su 60, che non vivono di spesa pubblica, come speranza di veder cambiare qualcosa?

Beh, visto che non c’è nessuna guerra in vista, e poi, dopo la sconfitta, nessun invasore che viene ad aggiustare i nostri pasticci, e che i tecnici nostrani e quelli EU hanno come missione solo quella di non far affondare nave Italia (che si trascinerebbe dietro parecchie banche internazionali), non sembra che ci sia in vista che una lunga agonia da malato terminale cui nessuno vuole o può staccare la spina.

Insomma, il paese s’è ridotto come Castro: lo si tiene in vita finché possibile in attesa di una improbabile soluzione non drammatica: congelare il debito e ripartire a fare debiti.

Storia di un ascensore


Quando comprai casa Milano, mi piacque molto il fatto che ci fossero due ascensori e che l’utilizzo degli stessi fosse abilitato da una chiave nelle ore e nei giorni di assenza del portiere.

Due ascensori sono backup uno dell’altro, e se si abita a un piano alto e magari si è anziani, disabili o semplicemente con le buste della spesa da portare su, averne uno, sicuramente funzionante, è una bella certezza.

Poi ci sono stati furti, in orari non di servizio del portiere, ed era evidente che chi era salito ai piani alti aveva manomesso la serratura dell’ascensore, che poi si apriva con una chiavetta tipo quella delle cassettiere. Non il massimo della deterrenza.

Allora si è pensato di sostituire, alla serratura meccanica, una elettronica, che attiva l’ascensore mediante una specie di telecomando da avvicinare al sensore.

Il problema è che si ti viene a fare visita qualcuno, un fornitore deve portarti su delle cose, o il medico dell’INPS deve fare la visita fiscale, bisognava che qualcuno scendesse a prenderlo per attivare l’ascensore.

Un po’ di riflessioni e il problema è stato risolto brillantemente: quando uno suona al citofono, e dall’appartamento si comanda l’apertura del portone, l’ascensore scende al piano terra e l’ospite può utilizzarlo senza la necessità del telecomando.

Morale della favola? È che l’elettronica è in grado di fare con poco sforzo un sacco di cose che agevolano la nostra vita, ma si deve trovare un gruppo di persone che vogliano risolvere un problema in modo nuovo e un tecnico della materia che si senta stimolato dalla sfida.