Le parole, come si sa, rivelano sempre recondite paure e desideri e, avere chiamato scudo il provvedimento per il rientro di capitali, è un sintomo di profondo malessere, molto ben conosciuto più che percepito, dal ministro del Tesoro, espressione di quei produttori che sono, per necessità, i destinatari, ma non i maggiori beneficiari, del provvedimento, gente che deve procurarsi denaro sonante perchè ha le casse vuote, non è più finanziato e ha banche, fisco e fornitori da pagare.
Si tratta quindi di una mossa alla disperata, un tentativo di salvarsi con un fallaccio, sicuri che l'arbitro-fisco (per il momento) guarda dall'altra parte, con la speranza di ricominciare a fatturare come ai bei tempi.
Ma se un'azienda non è stata capace di affrontare una crisi vuol dire che la sua gestione è a pane e castagne, non ha mai avuto una strategia e sopratutto non ha capacità di diversificazione (di mercato e/o di prodotto) per cui è abbastanza improbabile che riesca a riavvare le macchine quando l'economia sarà ritornata ai livelli precedenti la crisi.
E poi c'è il piccolo particolare che, nel frattempo, i concorrenti sani non stanno mica a guardare, presidiano e occupano fette di mercato tradizionale e sopratutto attaccano quei mercati diversi che i concorrenti asfittici non hanno visto.
Alla fine chi proprio non è in grado di competere dovrà abbandonare e lo scudo sarà servito al fisco per aggiungere qualche goccia di euro in un secchio bucato.
Categoria: Senza categoria
Mentre il medico studia…
…il malato muore!
Ed è questa la fine che sta facendo quella parte debole dell'economia che viveva di quel 30% di pannicolo adiposo sparito con la riduzione dei consumi causa crisi.
La disoccupazione aumenta, la paura pure, ovviamente la gente si arrangia, cercando di mantenere un livello decente di vita, oltre tenersi la casa per non fare la fine di tanti americani ridotti a vivere in roulotte, tende o in ospizi sovraffollati.
In questo day after economico vediamo la totale latitanza della politica, in tutto il mondo e sotto tutte le colorazioni politiche, segno evidente che non sanno che fare, perchè non capiscono il problema, mentre gli scienziatini superpagati e sopravvalutati delle banche centrali si astengono dal proporre rimedi nuovi, per non prendersi responsabilità come solito, e continuano in inutili interventi fatti con strumenti poco efficaci e volti sopratutto a salvare le banche.
Poverine, rimaste a secco, le hanno riempite di liquidità, che però non vanno alla gente ma servono per grandi manovre atte a salvare grandi debitori sistematici.
E, siccome il buco pare sia grande come una miniera di zinco a cielo aperto, si sono inventati i bond di stato, cioè prestiti onerosi che dovrebbero migliorare il patrimonio delle banche e spingerle a prestare denari all'economia reale.
Però costano tanto, e i banchieri cercano di farne a meno, prendono tempo e, intanto, l'economia si spegne lentamente per anossia finanziaria.
Ora, considerato che questi bond sono altro debito pubblico e che l'abbondante liquidità immessa stagna nei forzieri della banche, non sarebbe meglio se gli stati comprassero dalle banche un po' di mutui e prestiti della gente comune?
Magari, fissando un tasso fisso basso, diciamo un 3%, le rate sarebbero ragionevoli e abbordabili, le banche si ritroverebbero con le casse piene e gli stati lucrerebbero sulla differenza positiva fra il tasso dei titoli offerti al mercato dei risparmiatiori e quello sui mutui e prestiti "nazionalizzati".
Maratoneta a NYC
L'ambizione della servitù è stata sempre quella di scimmiottare il ricco padrone e perció tante delle usanze americane sono entrate nella nostra subcultura, a volte con un ritorno in Europa di cose tipicamente nostrane, esportate a suo tempo in America e poi riverniciate, a volte ribattezzate e sempre massificate come prodotto industriale.
La sublime pizza napoletana ridotta a schifezza con l'anas in un cartone fetente, le svizzere diventate hamburger da infarto, gli hotdog, che sono sempre i vecchi i salsicciotti mittel-europei, Santa Klaus, il San Nicola da Bari rielaborato dalla CocaCola, e anche Halloween, quel pasticciaccio brutto di riti pagani anglosassoni e feste dei morti cristiane ormai occasione di bagordi per adulti poco cresciuti.
Infine anche la mania del correre, anzi, del running, una cosa che già il cardiologo Barnard aveva definito semplicemente un'idiozia che fa più male che bene.
Ma l'imitatore servile è ormai preso e il suo sogno supremo è certamente quello di farsi i 42 km e rotti fra gli scenari di Woody Allen e quelli di Marty Scorsese di una New York che è un luogo che va goduto lentamente, sorseggiandone ogni angolo e non certo correndo intruppati fra maratoneti professionisti e quelli che, giustamente, ci vanno solo per l'ennesima occasione per esibirsi.
Il runner invece ci va per correre, al via fa scattare il suo cronografo personale per battere di nuovo se stesso.
Ma è proprio così?
No, perchè il runner non corre contro se stesso, e nemmeno contro gli altri, il runner, sopratutto over 40, corre per sfuggire alla Signora Morte, la sua è una fuga da un destino ineluttabile, ed è veramente singolare che la più famosa delle maratone aperte a tutti si svolga nei giorni dei morti, i giorni che ci ricordano che è meglio vivere la nostra breve vita insieme agli altri e per gli altri, perchè è inutile correre per sfuggire alla Morte, lei sta sempre avanti a noi, sull'ultimo traguardo, pronta a schiacciare il pulsante dell'ultimo centesimo di secondo.
La via mediana
Il comunismo ha chiuso bottega nel 1989, il liberalismo la sta chiudendo in questi giorni, e non solo in metafora visto che molte aziende dovranno chiudere per mancanza di capitale di rischio e perfino di quello per la gestione corrente.
Ovviamente, come quelli della DDR i politici del mondo liberista non se ne sono accorti perchè chi è immerso in un sistema non può capire il funzionamento dall'interno della macchina e, purtroppo, non c'è un KGB che, avendo tutti i dati economici "veri", sappia quando è il momento di cambiare, sopratutto per salvare se stessi, pilotando un "ricco" atterraggio morbido.
Il liberalismo andrà perciò incontro a crisi sempre più frequenti, non gestite come quella attuale, cercando in tecnostrutture come la BCE e la FED soluzioni, mai efficaci, perchè obsolete come lo è il sistema che non funziona più, come nascondere all'INPS la morte del nonno per continuare a prendere la pensione.
Assodato che il sistema è in agonia, con che lo si potrebbe sostituire, se ci fossero politici in grado di capire e di agire?
Una strada da percorrere è quella di mezzo, dimenticare la sbornia ultraliberista, chiudere in una specie di Guantanamo per talebani liberisti gli adoratori della Tatcher e ragionare in modo razionale tenendo conto che la Terra non è altro che una specie di nave spaziale (cioè un sistema chiuso) che trasporta 6 miliardi di astronauti che devono convivere se vogliono sopravvivere.
E questo si può avere solo se il sistema viene razionalizzato! lasciando indipendenza di azione al singolo, ma riportando sotto il controllo statale tutte quelle funzioni che, per loro specifità, sono uniche e dove la concorrenza fa poco o niente per migliorare il servizio.
A che serve un acquedotto privato? E una metro SpA? E quella fintissima Spa che sono le ferrovie? E le autostrade a pagamento?
A niente! Servono solo a creare costose rendite per qualcuno senza apportare benefici economici al sistema.
Ovviamente gli ultraliberisti ricorderanno che questi sistemi, statalizzati, sono fonte di inefficienze e ruberie, cosa vera come ha dimostrato Tangentopoli, ma basterebbe dare ai cittadini più trasparenza (cosa facilissima con Internet) e comminare pene pesantissime (come nella Cina dalla pena di morte facile) per contenere le degenerazioni che, per altro, ci sono anche nel sistema ultra-liberale dove abbiamo avuto scandali industriali e finanziari di fronte ai quali i mariuoli di Tangentopoli erano borseggiatori (anche fessi visto che si sono fatti pizzicare da un ex questurino).
Bisogna tornare rapidamente ad un sistena misto, lasciando la libera iniziativa dove può essere utile e nazionalizzando tutti i sistemi dove la concorrenza è impossibile o può creare danni sistemici, come nel caso delle banche che, per avidità dei loro dirigenti, azionisti e depositanti, hanno creato strumenti finanziari, praticamente basati sul nulla, i famigerati derivati, la cui unica eliminazione passa per la nazionalizzazione di tutte quelle banche che non hanno un più un patrimonio adeguato, lasciando private quelle piccole e sane, come quelle locali e cooperative che, essendo direttamente controllate dal territorio, sono meno avvezze ad avventurarsi nella creazione di castelli di carte, il che dimostra che il controllo diffuso e la trasparenza possono far funzionare anche un sistema misto.
Bond e BOT
Qualche studioso e qualche politico mostra ormai una palese insofferenza verso le banche, accusate di non volersi piegare alle ragioni della politica e di cercare il massimo del profitto con le operazioni finanziarie invece di finanziare il mondo produttivo ormai a secco di denari (altrui).
L'ultimo casus belli è la mancata acquisizione dei cosidetti Tremonti Bond, cioè prestiti che lo stato farebbe alle banche per rafforzare il loro patrimonio in modo che queste possano fare prestiti alle imprese.
Ora, a parte il fatto che le banche sono aziende che devono fare profitti, e quindi non si vede perchè dovrebbero rinunciare ad operazioni lecite e molto profittevoli, quello che si dimentica è che sono lle stesse che partecipano al collocamento del debito pubblico degli stati, ergo, sono i politici che si sono messi volontariamente in mano alle banche perchè spendono soldi che non hanno per ingraziarsi gli elettori che, in molti casi sono anche evasori, vedi le cifre in ballo con i vari scudi, più o meno severi, che tutti gli stati stanno costruendo.