Paperfull

Tutti parlano oggi di smaterializzazione, cioé l’avverarsi di un mondo paper-less, senza carta, senza caterve di documenti che dobbiamo produrre sopratutto per avere qualcosa dalla P.A.
Una struttura che divora carta anche se conosce gia’ tutto su di noi.

Qualche politico efficientista ci ha promesso che nel 2012 i medici di famiglia spediranni i certificati malattia in forma elettronica

Aspettiamo speranzosi ma senza alcuna fiducia perchè potrà accadere che le buone intenzioni finiranno contro il muro della burocrazia naif, quella che viene creata ad libitum dalle migliaia di strutture pubbliche, semi-pubbliche e para-pubbliche che infestano il paese

Un esempio di ieri:

ATM Point di Milano piazza Duomo

Devo chiedere una certificazione per l’abbonamento di mia figlia per metterlo in detrazione dal 730

Da vecchio informatico credevo che bastasse dare la tessera elettronica e una macchina mi sfornava la documentazione.

Troppo moderno!

Per avere il certificato, un pezzo di carta, devo compilare un modulo!

Immagino che ci sarà una ragione per lo spreco di un foglio di carta che, siccome penso verrà archiviato (altrimenti perché compilarlo?), richiederá anche scaffali, locali e archivisti… e per quanti anni?

E quanto costa tutto questo moltiplicato per i milioni di abbonati agli autobus?

Non sarebbe più economico non far pagare l’abbonamento, almeno agli studenti, visto che il 60% del costo del servizio lo paga lo stato?

Troppo semplice e sopratutto eliminerebbe un po’ di burocrazia, che non è un’esigenza primaria della politica.

Paradisi perduti

Molte persone di bocca buona saranno state abbastanza contente del fatto che i governi abbiano deciso una dura azione contro i paradisi fiscali; in fondo fa piacere che si vada a caccia di evasori e delinquenti che parcheggiano i loro capitali in certe amene isolette tropicali dove nessuno, ma proprio nessuno, chiede conto sulla natura di milioni di euro, sterline o dollari che vanno a prendere il sole dei Caraibi.

Le brava gente pensa che finalmente si fa un po’ di giustizia e che anche il fetentone con i miliardoni occultati verrà cacciato dal paradiso finanziario e/o fiscale.

E bravi quei governanti duri…..ma non puri… perchè forse questa mossa nasconde, come al solito, trattandosi di politicume, un interesse personale.

Infatti nei paradisi fiscali ci sono certamente i soldi dei delinquenti, sicuramente anche quelli di imprenditori di successo ma con scarsa sensibilità etica e sociale, ma forse ci sono anche i soldi dei politici mariuoli, quelli che scalano il potere per migliorare di molto il loro tenore di vita.

Ma perchè i politici mariuoli dovrebbero andare a scoprire gli altarini rischiando di darsi una bella martellata sulle dita?

La ragione è nel fatto che i banchieri dei paradisi fiscali potrebbero essere stati tentati di scaricare le perdite, dovute alla crisi finanziaria, sui conti dei loro depositanti che, per una ragione o per l’altra non è che possono fare tante storie.

Se uno ha depositato, in segreto, parecchi milioni sottraendoli al fisco, non è che poi può chiedere a un magistrato di farsi ridare i suoi soldi: praticamente è prigioniero del silenzio che lui stesso ha comprato portando i soldi in quello che credeva un Eden dorato, redditizio e onesto.

Ovviamente i banchieri, che non sono fessi, non fanno questo giochino con tutti, certamente non si mettono a dire fesserie a un boss della droga abituato a saldare i conti con una 38 special, e nemmeno cercano di fottere altri banchieri o grandi milionari, che magari sono padroni di altre banche, semplicemente se la prendono con chi non si può difendere: il piccolo evasore e anche quei politici che avevano creduto di mettere al sicuro dai magistrati i soldi delle loro ruberie.

Il politico ladro praticamente non si può difendere e certamente non può, come la signora Tatcher, attaccare un’isoletta tropicale solo perchè gli hanno fottuto i soldi. E allora che t’inventa? Un bel accordo mondiale per mettere fine ai paradisi fiscali.

Così i banchieri capiscono che, mentre i boss sparano, i politici mariuoli, cioè un altro genere di delinquenti, possono usare la forza delle leggi per riprendersi la loro parte del bottino.

O forse qualcuno credeva che il politicume bianco, giallo o nero che sia, fosse tutto preso a salvare la ricchezza di noi tutti?

Prima viene la loro, poi, se rimane qualcosa…

La fine del copia e incolla

La crisi ha messo in evidenza una cosa: dopo un anno la maggior parte dei manager, sopratutto quelli che spavaldi andavano per il mondo con un MBA, non sanno più che fare. Quello che hanno studiato nelle prestigiose Business School, e applicato poi nelle multinazionali della consulenza, non serve. Nei manuali, tutti uguali, e uguali per tutti, non c’è la pagina “che fare in caso di crisi”, perchè è una situazione nuova, mai vissuta, globale, intersettoriale e riguarda quasi tutti.
E, se si va a guardare ai curricula dei manager, questa standardizzazione delle teste è evidentissima: vengono tutti dalle stesse società di consulenza, bravissime ad applicare le stesse ricette che sono, o meglio, erano ottime, quando le cose andavano bene, ma oggi? A che servono?

Quali effetti può avere il fare più pubblicità se la gente semplicemente non compra più niente perchè ha paura di perdere il lavoro, anche quello pubblico, e forse anche la pensione? A che serve fare budget se i parametri di ieri non sono applicabili oggi? Perchè assumere altri venditori che non possono certo costringere la gente a comprare? E certi moloch del passato come la gestione per obiettivi (MBO) a che servono visto che non c’è che un solo obiettivo: sopravvivere per i prossimi tre anni, se va bene?

Ecco, siamo al punto, non ci sono più regole sperimentate, bisogna navigare a vista e questo non è nel DNA dei superspecialisti che vengono dalle società di consulenza. Servono innovatori, leader capaci di mandare la gente all’assalto del mercato, capi flessibili, che si facciano amare dai loro dipendenti e che siano capaci di adattare l’azienda al mercato giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto.

Il copia è incolla, fatto scopiazzando i sacri testi delle scuole di management, non serve più, questo non è più il momento dei fighetti in gessato e delle stronzette in tailleur, questo è un mondo per gente come Patton che diceva ai suoi uomini: combattere non significa morire per la propria patria (azienda), ma fare in modo che qualche figlio di puttana muoia per la sua.

Questa è una guerra di tutti contro tutti e, come in tutte le guerre volte a occupare un territorio (mercato), vince chi non farà prigionieri, e ci vuole un coraggio che alle scuole di management non è stato mai insegnato.

Come finirà? Quelli che perdono il lavoro di basso livello, si ricicleranno come portieri, camerieri, mungitori, insomma, andranno a fare quello che fanno gli extracom; ma per i manager inadatti alla crisi vedo solo un futuro di emarginazione.

I rischi della Quaresima

Il Carnevale, tempo di bagordi, di eccessi e di mascherate, finisce sempre con il Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, tempo di pentimento per riconciliarsi con Cristo, passando, ovviamente, con la riconcialiazione con gli altri esseri umani, i nostri simili, e sopratutto con coloro ai quali si è fatto del male con pensieri, parole, opere ed omissioni.

In un certo senso la crisi economica attuale sarà una lunga Quaresima che mette fine a un periodo carnevalesco di eccessi e bagordi che, oltre a lasciare sul selciato il vomito di chi ha troppo mangiato e bevuto, lascia anche tante ingiuste sofferenze inflitte a tanta gente.

Ora è il momento per molti di farsi un bel esame di coscienza, esaminare quello che si è fatto, pentirsene e, sopratutto, correre, e di corsa, a riparare i torti ingiustamente inflitti.

Questo non certo per intimorire quelli con la faccia di corno vecchio con la possibilità della punizione divina, quella ci sarà e non sarà su questa terra, ma quella che si deve paventare è la vendetta, molto terra-terra, che potrà scaturire in un futuro periodo di torbidi.

Se la crisi non viene bloccata ci dobbiamo aspettare un periodo di disordini diffusi e generalizzati e, come ci ha mostrato la storia, durante il marasma sociale molti approfitteranno per togliersi i sassolini che da tanto tempo avevano nelle scarpe.

Perciò, è bene restituire i debiti, materiali e morali, rimettere a posto quello che si è rubato, distratto o distrutto, ridare dignità a chi ne è stato privato, ricominciare una vita diversa, lontano dal clamore, perchè più ci si espone oggi e più si rischia domani la vendetta di chi non avrà più niente da perdere.

Come Volevasi Dimostrare

Avevo detto che si dovevano nazionalizzare le banche e anche in USA, paese del liberismo assoluto ma anche del pragmatismo efficiente, ci si avvia a salvare sotto l’ala statale Citi e Bank of America, cioè alcune delle più grandi banche del mondo.

Avevo detto che la crisi sarebbe durata cinque anni, di cui uno già trascorso inutilmente, ed oggi anche Bernake dice che ci vorranno tre anni; io dico che ce ne vogliono ancora quattro.

Solo i nostri governanti, se non sono intenti a scissioni o impegnati su stupidaggini, continuano a pensare che, chissà perchè, l’Italia e le sue banche siano immuni dal contagio.

Vedremo. Io sono convinto che entro fine 2009 almeno tre grandi gruppi bancari italiani, forse quattro, dovranno essere nazionalizzati e a loro seguiranno anche un paio di utility.