Un tizio ha venduto al fisco tedesco, per 5 milioni di euro, i dati con i nomi dei clienti di una banca del Lichtenstein dove lavorava. I tedeschi, zelanti e diligenti, hanno passato i dati ad altri paesi per condividere con loro la gioia di pizzicare con le mani nella marmellata evasori di tutte le nazionalità.
I più fessi sono i clienti della banca, questo grandi evasori, che si sentivano al sicuro, gente che avrebbe dovuto immaginare che, prima o poi, di fronte alle necessità fameliche di trovare denari, il fisco sarebbe anche arrivato a pagare un insider.
E non è detto che in futuro si paghino hacker per sfondare i sistemi delle banche dei paradisi fiscali per scoprire dove gli evasori tengono i loro tesoretti. Se fossero stati dei furbi il loro tesoro, invece di nasconderlo in una sola caverna come i ladroni di Alì Babà, lo avrebbero messo al sicuro in giro per il mondo.
Altri stupidi sono i dirigenti della banca che evidentemente non hanno mai messo in piedi un sistema di sicurezza efficiente che li difendesse dal pericolo maggiore: l”insider”, cioè quello che sta all’interno della banca e che potrebbe mettere le mani su dati sensibili. Potrebbe, se qualcuno si fosse preoccupato di proteggere i sistemi, ma evidentemente non è stato così.
Poi abbiamo quelli che sono stati beneficiati dalla signora Merkel ai quali ha offerto di condividere i dati su 150 evasori italici. I nostri responsabili politici si sono affrettati a dichiarare alla stampa che loro non hanno pagato per avere i dati.
Che schifo! Pagare una spia per acchiappare degli evasori!








