La fiera delle stupidità

Un tizio ha venduto al fisco tedesco, per 5 milioni di euro, i dati con i nomi dei clienti di una banca del Lichtenstein dove lavorava. I tedeschi, zelanti e diligenti, hanno passato i dati ad altri paesi per condividere con loro la gioia di pizzicare con le mani nella marmellata evasori di tutte le nazionalità.

I più fessi sono i clienti della banca, questo grandi evasori, che si sentivano al sicuro, gente che avrebbe dovuto immaginare che, prima o poi, di fronte alle necessità fameliche di trovare denari, il fisco sarebbe anche arrivato a pagare un insider.

E non è detto che in futuro si paghino hacker per sfondare i sistemi delle banche dei paradisi fiscali per scoprire dove gli evasori tengono i loro tesoretti. Se fossero stati dei furbi il loro tesoro, invece di nasconderlo in una sola caverna come i ladroni di Alì Babà, lo avrebbero messo al sicuro in giro per il mondo.

Altri stupidi sono i dirigenti della banca che evidentemente non hanno mai messo in piedi un sistema di sicurezza efficiente che li difendesse dal pericolo maggiore: l”insider”, cioè quello che sta all’interno della banca e che potrebbe mettere le mani su dati sensibili. Potrebbe, se qualcuno si fosse preoccupato di proteggere i sistemi, ma evidentemente non è stato così.

Poi abbiamo quelli che sono stati beneficiati dalla signora Merkel ai quali ha offerto di condividere i dati su 150 evasori italici. I nostri responsabili politici si sono affrettati a dichiarare alla stampa che loro non hanno pagato per avere i dati.

Che schifo! Pagare una spia per acchiappare degli evasori!

Parlare a nuora perchè suocera intenda

Gli USA hanno magistralmente abbattuto un loro satellite in caduta libera con il suo carico inquinante, e forse radiottivo.

E abbattere con tale precisione un puntino nel cielo che precipita con l’accellerazione di gravità significa avere smartissimi sistemi di tracciamento radar e missili molto intelligenti.

Un modo diplomatico per dire ai petrolieri russi ed iraniani di andarci piano con i missili nucleari perchè lo zio SAM può colpire anche la più piccola testata MIRV diretta contro di loro.

Insomma è scoppiata un’altra guerra fredda e noi ci stiamo di nuovo gingillando con l’articolo 18.

Il sogno unitario è finito

Il mugugno e la rivolta in alcune regioni contro la richiesta di aiutare lo smaltimento dei rifiuti campani sono uno dei sintomi che il sogno dei Confalonieri (Federico, non Fedele), Mazzini (Giuseppe, non Mina), Battisti (Cesare, non Lucio) è ormai finito.

Ma ce ne sono anche altri sintomi, come le pretese di una fondazione siciliana di continuare a fare il bel tempo (per chi è a loro caro) nel Banco di Sicilia che, formalmente, avrebbe un capo, Alessandro Profumo, che va cianciando di Unicredit banca multinazionale quando non riesce nemmeno ad essere multiregionale.

Poi c’è l’affare Malpensa dove in una delle zone più ricche del mondo (sulla carta?) non si è trovato un gruppo di milionari (con banche alle spalle) per comprarsi Alitalia e nemmeno c’è in vista qualcuno con i soldi in bocca che possa costituire una Alipadana o Alilombrardia o Aliceltica.
Poi ci sono i vari indipendentisti serenessimmi, sardi, crucchi, valdostani, friulani, cui si aggiungono piemontesi con tanta voglia di rimettersi a 90 sotto a Vittorio emanuele IV in Marina Doria e quelli napoletani che sognano il Borbone in Camilla Crociani.
Per non parlare dei romani che si vedrebbero bene sotto al papa re, magari un po’ puttaniere ed incestuoso come Alessandro Borgia.
Infine le regioni rosse e grasse dove sotto, sotto si spera ancora che arrivi Baffone-Putin a mettere tutti allineati e coperti.
Questa è l’Italia del 2008, un paese diviso, dove ci si odia e ci si becca come i polli di Renzo, senza rendersi conto che si sta per finire tutti nello stesso posto: con uno bello spiedo nel sedere per farci mangiare da francesi e spagnoli. Come sempre.
C’è in in giro una voglia matta di scannarsi e se non lo facciamo è perchè il coraggio non ce lo possiamo dare. Però questo continuo beccarsi alla fine favorisce solo la concorrenza straniera che, in alcuni casi, è l’unico modo per salvare qualcosa. D’altra parte il nostro maggiore romanzo che cosa racconta? Di una ragazzotta che, contro il suo interesse, non vuole darla allo spagnolo. Dapprima si cerca salvezza sotto le tonache delle monache di Monza e dei frati e poi, ultima spes, si va da uno tanto più fetente di quel camorrista di Don Rodrigo che ancora dopo due secoli non lo si poteva ancora nominare.
Cosa è cambiato da allora? Niente! Cosa ci ha portato l’unità? Una speranza! Chi l’ha distrutta? Il regionalismo che, invece di migliorare la vita degli italiani, ha esasperato le divisioni e, cosa non secondaria, ha fatto aumentare il debito pubblico moltiplicando per 20 al quadrato le occasioni di sprechi, ruberie, intrallazzi e, sopratutto, occasione di creare posti inutili, cosa che nessuno vuole vedere.
A questo punto sarebbe bene un atto notarile che sancisca il ritorno allo status quo ante unità (più o meno) in modo pacifico, come si è fatto in Cecoslovacchia, per evitare quello un po’ più trumatico dell’ex URSS e quello terribile della ex Jugoslavia.
Cari Mazzini, Confalonieri e Battisti, abbiamo buttato nel cesso il vostro sogno, ce ne scusiamo, ma sarete d’accordo non ce lo meritavamo.

Un razionale per l’odissea nella TARSU

Volendo trovare un razionale alla richiesta del Comune di Napoli di volere la TARSU anche ad un ex cittadino, un amico mi ha prospettato che la richiesta di farmi pagare, anche se risiedo ed ho domicilio solo a Milano, sia una richiesta legittima.

Forse si tratta di un modo per farmi pagare l’occupazione di suolo pubblico per l’immondizia a suo tempo da me prodotta e che, molto probabilmente, sta ancora parcheggiata in eco-palle in attesa di un fantomatico inceneritore di là da far partire, con accompagnamento di banda musicale e sindaco con fascia tricolore sulla panza, nel mese di mai dell’anno di poi e, ovviamente, nell’isola che non c’è.

E se non è così, sarebbe però una bella idea per una tassa nuova di zecca: la TÙMERAI, Tassa Unificata per Magazzinaggio Eterno Rifiuti in Attesa di Incenerimento.

Chiudo ricordando il nostro grande incompreso concittadino, Eduardo, che, con l’occhio lungo del poeta, aveva già preconizzato questo futuro (purtroppo) presente e che ci disse: fujtevenne!

Non “jatevenne”, ma “fujtevenne”, a sottolineare l’urgenza di scappare ambressa, ambressa, di fronte ad una situazione estrema cui nessuno potrà più rimediare.

La monnezza è ormai arrivata ai piani alti (il calembour è voluto).

2007, odissea nella spazzatura

Si sa: i cattivi sono meglio degli stupidi perchè qualche volta si riposano, e a Natale diventano anche più buoni. Gli imbecilli, invece, non si riposano mai, sono sempre in attività frenetica e, quando assurgono ad incarichi pubblici, allora esplodono in una fantasmagoria di bischerate, cazzate, coglionaggini ed italiche stronzate che, se lo viene a sapere il NYT, ci fa cacciare dalla NATO, dall’ONU, dalla UE, dall’OMS, dall’FMI e pure dalla FMB (Federazione Mondiale Bocciofili).

Avevo raccontato della disavventura nel mondo della monnezza napoletana per la quale l’ufficio tributi del Comune di Napoli mi richiede il pagamento della TARSU per l’anno 2005, per una casa lasciata nel lontano 1996, e dove abita ora un’altra persona che sta pagando (per non avere il servizio, considerate le montagne di monnezza che fra poco competeranno con il Monte Somma ed il povero Vesuvio che si sente fremere dentro dalla vergogna.)

E’ accaduto che in questi giorni natalizi l’ufficio tributi del Comune di Napoli mi abbia chiesto altri euro per la TARSU relativa all’anno 2006, quando io ero ormai un certificato cittadino milanese.

E così dovrò gestirmi due contenziosi per cartelle esattoriali con la bronto-sauro-crazia italica.

E tutto questo nel 2008, nell’era dell’informazione, e quando in Italia esiste una legge antiterrorismo, ancora vigente, che impone a chi occupa un alloggio di segnalarlo alle autorità di Polizia, cioè sempre allo Stato, che quindi ben sa che: io non abito più là, ora non abito più là, ho una casa bellissima, ma che non sta più a Napoli (da cantare sulle note della “Gatta” di Gino Paoli).

Buon anno 2008 e che la Befana vi porti l’occasione di andarvene per sempre all’estero.

In un qualsiasi paese civile.

Cioè in tutti quelli dell’ONU esclusa la Repubblica Italiana.