Il New York Times (NYT) ci ha definito un paese triste ed in declino e molti si sono rizelati, a cominciare dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che, alla sua veneranda età, dovrebbe conoscerlo bene questo paese e perciò evitare di difendere anche l’indifendibile.
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Singapore sotto dittatura e Italia democratica
Come ci ricorda il buon Beppe Severgnini sul Corrierone del 15, a Singapore (ahime! sotto un durissima dittatura) c’è tantissimo ordine, e qualcuno penserà: pure troppo, è una vergogna.
Ma da noi, anche solo l’uno percento dell’ordine di Singapore ci andrebbe di lusso, rispetto allo sfascio totale che parte dalla testa (e che fete sempre di più di giorno in giorno) e arriva fino all’ultimo degl italiani che ci sguazza benissimo in questa abominio che è l’Italia del 2007
2007! Avete capito bene! Non 1859, ai tempi di quel retrogrado del Papa Re, di quel sanguinario di Radeztsky e di quei fetentoni dei Borboni.
L’amara constatazione è, nella improbabilisssima ipotesi che anche da noi ci fosse un qualcuno/a con gli attributi per dare al paesone chiamato Italia una bella regolata, che dopo qualche mese di dovuta faccia feroce si ridurrebbe comunque ad una dittatura molto all’acqua di rose, o meglio, alla sciacquatura bisunta di piatti e tazze.
D’altra parte siamo il paese che ha inventato: l’opera dei pupi, l’opera buffa e le arlecchinate che oggi, dalle tavole della Scala, del San Carlo e della Fenice, si sono trasferite nei salotti TV.
Severgnini, invece di farci sognare di avere una infima percentuale dell’ordine che regna sovrano a Singapore farebbe bene a fare il suo dovere civico di intellettuale giramondo avvisando chi può di lasciare la nave Italia ASAP perchè il disastro combinato dagli argentini sarà niente di fronte alla durisima nasata che stiamo per prendere.
l’Italia del Panopticon fiscale
Una delle follie illuministiche è il Panopticon, un tipo di costruzione carceraria che permette, da un solo punto centrale, di controllare una grande serie di celle, senza che i carcerati si possano rendere conto di essere controllati e che, perciò, si dovrebbero autodisciplinare in quanto non sanno mai quando l’occhio che tutto vede si poserà su di loro.
Questo principio fisico è derivato da quello filosofico di uno stato totalizzante che obbliga tutti i suoi cittadini a comportamenti virtuosi creando strutture di sorveglianza globale che, proprio perchè ritenute efficaci contro i comportamenti devianti, sono invocate e messe in atto dagli stessi cittadini.
La follia di questa richiesta è massima anche in materia fiscale quando i cittadini italiani chiedono che siano messi in piedi sistemi di conflitto di interesse (che non esistono in nessun paese del mondo) che dovrebbero magicamente costringere il medico o l’idraulico, che non emette la fattura, ad essere costretto a fare il suo dovere perchè lo stato mette in piedi un sistema elettronico di sorveglianza globale che vede ogni transazione economica e quindi ogni reddito, con lo scopo nobile di far pagare tutti e quello più meschino di evitare di pagare le proprie tasse, o pagarne di meno.
Insomma il panopticon fiscale si invoca nell’illusione tipica italiana che siano sempre altri che debbano pagare e che l’essere costretti a pagare è una specie di ingiustizia.
Se proprio uno deve…
L’anziana mamma di un amico si preoccupava del poter finire seppellita nel cimitero della sua città. Un grande cimitero affollato, triste e caotico come può essere solo un cimitero di una metropoli. E perciò aveva pregato i suoi figli di seppellirla in quello di Vico Equense, sulla costiera sorrentina, perchè almeno di là si poteva godere del panorama del golfo di Napoli, con il Vesuvio da un lato e Capri immersa nel mare.
Parecchi avranno il loro cimitero preferito dove vorranno essere sepolti e, se il luogo è anche un posto ameno e panoramico, l’andarsene, se proprio uno se ne deve andare, sarà forse meno duro.
Questo di Saint Tropez non è male, anche se è un posto che è meglio goderselo da vivi.
Volenterosi sognatori.
Qualche tempo fa è nato il gruppo di pressione dei Volenterosi, degne, stimabili e colte persone che però sembrano non avere nessuna consapevolezza della realtà “effettuale” e di cosa occorra per non fare la fine dell’Argentina (se non peggio). Se il buon giorno si vede dal mattino, leggendo le proposte di legge pubblicate sul loro sito, si vede che, al solito, si comincia a dialogare di massimi sistemi, si pongono le basi per una specie di nuova costituzione, ma non si affronta il nodo strutturale che ci ha portato a questo punto (forse senza ritorno).
Il vero problema è la crescita improduttiva della spesa pubblica. Improduttiva in termini di servizi resi (una pletora, ma non quelli che servono per lo sviluppo) e perchè non è nemmeno un motore dell’innovazione come è, ad esempio, buona parte della spesa pubblica USA per il settore militare (cfr Guarino “I soldi della Guerra”).
Una spesa che cresce perchè non c’è un immediato raccordo fra chi spende, chi preleva ed i cittadini che potrebbero esercitare un controllo diffuso per censurare le amministrazioni locali se queste abusano dei loro soldi. Tutte le specie di imposte, tasse e accise, sono decise dal potere centrale e gli organi periferici si limitano a spendere e spandere senza rendere conto a nessuno. Viviamo in mano ad amministrazioni deresponsabilizzate che, dopo avere folleggiato, scaricano i problemi sullo stato centrale che deve indebitarsi. Ed il saccheggio è diffuso in ognuna delle miriadi di strutture edificate ad hoc per permettere di favorire gli amici degli amici ed in ogni parte dell’ex belpaese. Le ragioni di questo derivano dallo stato sabaudo, uno staterello centralista, militarizzato (l’unica loro istituzione ereditata funzionate sono i CC), diffidente verso i sudditi per i quali devono essere minuziosamente elencate una serie infinita di istruzioni, regolamenti, leggi e interpretazioni delle leggi al solo scopo di tenerli rigidamente inquadrati e coperti. Non per niente l’unico orgoglio dell’esercito sabaudo, poi passato pari pari in quello italico, è l’Ordine Chiuso, cioè il marciare in ordinati quadrati per la masturbazione mentale di sergenti, colonnelli e generali. Un ordine chiuso che è anche nella mentalità ministeriale che, molto a torto viene definita borbonica, mentre è in tutto e per tutto ancora umbertina. L’importante non è amministrare bene ma controllare benissimo i sudditi ed, infatti, abbiamo il più grande apparato di polizia del mondo in rapporto alla popolazione (400.000 uomini e donne, fonte il Corriere) ed i controlli fiscali li fà, caso unico nel mondo democratico, una forza armata. Nel contempo abbiamo 4 delle più potenti, organizzate e feroci organizzazioni criminali del mondo e ne stiamo allevando “amorosamente” almeno altre 4 (cinese, russa, albananese,rumena). A questo punto, converrà che la prima e più veloce riforma da fare è una specie di “liberi tutti” di tipo fiscale/amministrativo: ogni struttura decide cosa vuole dare ai cittadini ed i cittadini la pagano direttamente ai loro amministratori. Come in un condominio. Lo stato centrale e la UE stabiliscono solo i livelli minini e fanno i controlli che siano applicati, mentre intervengono solo per sanare gli squilibri, ma solo dopo che il comune di Napoli o quello di Milano si vendono tutto il patrimonio non necessario e che oggi non rende, ma serve a favorire gli amici degli amici. Perchè il comune di Milano ha un bellissimo ed antico palazzo a corso di Porta Romana? A che gli serve? Quanto ne ricaverebbe? Ma questo piacerebbe veramente ai veneti seccessionisti o ai trentini/ladini/tedeschi, super foraggiati per non farli scannare? Io non credo perchè vorrei vederli pagare al comune di Treviso o a quello di Bozen direttamente il costo della polizia e degli insegnanti come si fa negli Stati Uniti.
E tutto questo non si vede nello sforzo dei volenterosi che lo saranno pure, ma che sembra dormano anche loro con la classica “zizza in bocca”.


