Le tre regole che ci rovinano

La vita di una nazione, insieme di una popolazione su un territorio, può essere basata su tante regole fondamentali ed accettate da tutti.

Regole che non sono state scolpite su tavole di pietra, ne vergate su fogli di pergamena e nemmeno scritte su solenni dichiarazioni firmate dai padri della patria in un giorno fatidico della Storia.

Più banalmente, sono quelle che tutti osservano senza nemmeno accorgersene perchè ingurgitate alla zizza materna, molto spesso tacite ed opportunamente sottaciute, sopratutto quando, come nel caso italico, si tratta di regole da non sbandierare ai quattro venti per non farci prendere a fischi e pernacchi dagli altri popoli.

E si che sarebbero regole che dovrebbero essere ricamate con filo d’oro sulle bandiere dei popoli italici, che siano il tricolore di tutti, il sole camuno dei padani, il leone veneto o i quattro mori sardi.

Tre regolette, osservate pedissequamente da tutta la nazione, dalla Vetta d’Italia a Lampedusa, nelle valli e sui monti più alti, nelle città e nel più piccolo villaggio. In ogni tempo, con ogni tempo, da qualsiasi italiano e sicuramente anche da qualsiasi governo repubblicano.

  1. E’ un figlio di mamma, vale a dire che non è il caso di scioccare un giovane virgulto italico o una futura promessa sculettante con una bella sospensione di un mese quando il ragazzo e la giovinetta, i cocchini di mammina dolce e di papino amoroso, sfogano la loro esuberanza giovanile sfondando le porte dei bagni della scuola, infilano lattine nella tazza del cesso per intasarlo, imbrattano monumenti che tutto il mondo ci invidia (e solo per quello).
  2. E’ padre di figli, cioè, non è il caso di rovinare un pater familia con una bella salatissima multa, la confisca dell’auto e magari qualche anno di carcere quando viene preso con una prostituta minorenne, tiene a bottega un lavoratore in nero, prende una fasullissima pensione di invalidità.
  3. Chi te lo fa fare, regola aurea su cui si basa la vita economica, sociale e politica della nazione, quella Grundnorme che invita a non farsi gli affari degli altri onde evitare problemi futuri per se e per i suoi.

Internet: dalle 8:30 alle 17:00

Italia del nord, ore 23 del 26 settembre 2007, inizio del terzo millennio ormai alle spalle, un cittadino, che si illude di vivere in un paese moderno e del g8 (ancora per poco), cerca di pagare tramite la Internet la terza rata della tassa per la rimozione dei rifiuti solidi urbani, anche detta TARSU, relativa al 2005, 2006 e 2007.

E non perchè lui sia moroso, ma molto più semplicemente l’ufficio tributi del comune si è accorto di avere nuovo cittadino contribuente da dover far pagare ben due anni dopo che l’anagrafe ne era stata messa a debita conoscenza ed anche opportunamente compulsata.

Ma questa è un’altra storia.

Il cittadino convinto di essere suddito di un paese moderno accede al sito per i pagamenti tramite Internet, immette il numero della cartella di pagamento, il codice fiscale, il numero della rata da pagare e poi, per ben tre volte, viene avvisato che il sistema non è disponibile.

Ergo, per pagare la RSU, nel 2007, in Italia, forse bisogna osservare un orario di sportello comodo per l’azienda che riscuote le tasse anche quando si usa la Internet.

e se nessuno ci va? (a votare)

Negli anni della guerra nel Vietnam c’era una corrente protestataria che si esprimeva nello slogan:

suppose they gave a war and nobody came?

Che, in parole semplici e piane, dice che, se i cittadini si rifiutano in massa di aderire ad un precetto dell’autorità, diventa impossibile per l’autorità stessa soddisfare la sua voglia, legittima o illegittima che sia.

Siccome, più prima che poi, si dovrà andare a votare di nuovo, supponiamo che tutti noi in massa ci rifiutassimo di prendere la scheda per le province.

Che cosa succederebbe?

Il bruco della Provvidenza

Un paio di anni fa, AD strapagati di importanti banche in cachemirino da libera uscita e miserabili precari con giaccone di poliammide di mercatino rionale si sono impecoronati insieme per andare a scegliere l’eletto-già eletto, il molto on. Prodi, in un rito simil pagano detto “le primarie”, farsa all’italiana che scimmiottava una cosa che negli USA è tutt’altra cosa e sopratutto è cosa seria.
Le primarie italiche invece sono sopratutto “cosa nostra” nel senso che le bande dominanti la politica di sinistra, per non essere da meno dei loro avversari di destra, si scelgono nelle serate d’estate sulle terrazze romane il “nuovo eletto” che poi alle primarie farsa diventa “eletto del popolo” con grande gioia del popolo che si sente padrone del proprio destino, in quanto partecipe di democrazia diretta e dall’alto.

Siccome Prodi è un prodotto non più vendibile (ma che sarà sicuramente riciclato) il nuovo eletto-già eletto deve essere una faccia abbastanza nuova, abbastanza presentabile e con una decente faccia di corno vecchio.

Si è scelto il sor Veltroni, quello che il grande psicologo ad honorem Giorgio Forattini disegna come un verde bruco, cioè un invertebrato che scava in silenzio la sua strada in una succosa mela finchè la mela non diventa marcia ed il bruco una svolazzante farfalla, (che di solito muore pochi giorni dopo la metamorfosi).

Siccome il potere rinvigorisce, rigenera e ritempra, la farfalla Veltroni durerà molto a lungo, come per altro le tante altre che ancora svolazzano fra Montecitorio e Palazzo Madama a nostre spese.

Purtroppo, anche questa volta, l’unica cosa che non subirà una metamorfosi sarà la Repubblica Italiana che rimarrà una mela marcia, più guasta e più putrida di prima.

Dove investe la multinazionale

Secondo un sondaggio di una multinazionale della consulenza il 25% dei manager considera le dimensioni del mercato e le sue possibilità di crescita come l’elemento più importante per decidere la localizzazione degli investimenti, insieme alla disponibilità in zona di competenze (6%). Altri fattori come le leggi (3%) o l’esistenza di competitor (2%) sono considerati elementi marginali.

Insomma, quello che conta per insediarsi in una zona è solo il mercato.

Mercati che esistono anche nel Sud dell’Italia ma che evidentemente non sono sufficientemente pubblicizzati con un efficace marketing non improvvisato e non affidato a chi ha la tessera giusta in tasca.