Il cervello di Obama

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Obama ha lanciato un’iniziativa scientifica, finanziata e agevolata, per lo studio del funzionamento del cervello umano, e qualcuno in Italia e in Europa si chiede perché da noi nessun politicante, locale o UE, cerchi di inseguire gli USA su questo progetto che da noi sarebbe un suicidio politico per il proponente.

Perché alla base dell’iniziativa di Obama c’è un movimento culturale, e una vivace discussione negli USA sul fatto che siamo vicini alla Singolarità prevista da Kurzweill, cioé il momento che le macchine saranno più capaci degli umani in molti settori oggi ancora presidio e lavoro dei colletti bianchi.

E non vedo come un paese come il nostro, dove si difendono organizzazioni inutili pubbliche al solo scopo di mantenere posti di lavoro inutili e dove i privati hanno una bassa produttività perchè non automatizzano, ci possa essere un politico “suicida” che vada a dire coram populo che vuole investire nella comprensione del cervello umano il cui scopo pratico sarà di creare macchine sempre più capaci di sostituire milioni di persone.

Insetti Spia

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A Berkely, in California, covo di contestatori negli anni 60, si sono convertiti al militare, con una ricerca, finanziata dalla DARPA, per pilotare degli insetti per azioni di spionaggio e forse per eliminare nemici troppo protetti.

Quelli della DARPA si saranno chiesti: ma invece di mandare i Navy Seal, con elicotteri e tutto il resto, a far fuori il cattivo di turno, perché non ci mandiamo un insetto? Costo minimo e niente rifornimento in volo.

Un insetto opportunamente modificato, con l’inserimento di un chip elettronico, che ne permette il pilotaggio tramite uno smartphone.

Detto, fatto, gli scienziati di Berkeley hanno trasformato un grosso insetto volante in una specie di mini drone che potrà spiare conversazioni o magari lasciare un virus letale sulla maniglia della porta del gabinetto del cattivone nemico degli USA.

La cosa inquietante è che questo kit costa pochi dollari. Ed è in vendita. Per cui, chiunque, con un po’ di nozioni di anatomia degli scarafaggi, potrà trasformarli in un microfono volante per sapere cosa fa il maritino con la badante del nonno quando la moglie va a scuola a insegnare.

Avatar di pedroelreyDatamediahub

Nielsen, come certamente molti sapranno, ha diffuso i dati degli investimenti pubblicitari per mezzo del 2012.

Rispetto al 2011 si assiste ad un calo, ad un tracollo, a doppia cifra per tutti i mezzi televisione inclusa. Anche internet, per quanto riguarda Display, Performance e Classified/Directories, frena bruscamente e dai tassi di crescita double digits del primo semestre chiude al +5,3%  il totale anno a causa delle forti flessioni dei mesi di novembre [- 8.3%] e dicembre [- 10.3%].

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Il commento ai dati di Alberto Dal Sasso, advertising information services business director dell’istituto di ricerca e rilevazione, è stato riportato, facendo copia e incolla fondamentalmente [come d’abitudine?], da tutti i principali organi d’informazione ed ovviamente dalle testate specializzate:

In termini reali vale a dire che, al netto dell’inflazione (ISTAT), si torna addirittura a livelli del 1991; questo fa quindi pensare ad un cambio strutturale e non congiunturale nella sua composizione.

Nel commento c’è…

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Morti che camminano

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Le assicurazioni online sono comode.

Finché non capita l’incidente!

Perché allora scopri che i mezzi per comunicare con la tua assicurazione sono molto economici come la polizza che stai pagando.

Il primo punto di contatto, il web, è qualcosa di penoso, dove non puoi fare niente per risolvere un problema e dove è pure difficile trovare un numero di telefono.

Pare che lo spazio sul web lo paghino qualche milione a carattere vista la pochezza di quello che c’è scritto, visto che non c’è un modulo cui un cristiano o una macchina ti dia una risposta intelligente .

Niente. Niente di niente. E alla fine non ti resta che telefonare alla gente del call center che quasi sempre fornisce risposte robotiche:

come faccio a mandare il modulo CAI?

Lo deve mandare via fax.

E se non ho un fax posso mandare un’e-mail?

Mandare un e-mail non è possibile.

Salvo scoprire, nascosto in qualche pagina del sito web, che c’è modo di mandare la e-mail, ma lui, l’operatore del call center, che fa l’androide, non lo sa, o non glielo hanno scritto, e comunque continua a ripeterti che non puoi mandare il modulo via e-mail ma solo via fax. Il numero di fax te lo da lui. E già, perché nella raccomandata dell’assicurazione, dove ti chiedono di rimandare il modulo CAI che non si legge (perché è stato mandato via fax), il numero di fax non c’è, e quindi devi cercarlo.

Forse lo fanno per tenerti in esercizio: invece di giocare a Ruzzle, fai la caccia al fax giocando con gli androidi del call center.

Gente che legge le risposte al terminale addestrata a non pensare. Nessuna capacità di comprendere che il tuo problema non può essere stereotipato in una procedura, ma che necessita di un essere umano senziente, non di un androide, che prenda in mano il CAI e lo interpreti, che ci faccia delle considerazioni, che risolva un problema non meccanico.

Ma non c’è niente da fare: loro continuano a dirti sempre la stessa cosa.

Puoi anche fare 2.000 telefonate, non trovi nessuno che voglia pensare o che voglia avvertire un suo superiore umano che c’è una fattispecie non prevista.

Niente. Muro di gomma.

E alla fine, non ti resta che arrenderti e chiamare un avvocato per fare causa.

Ma per fortuna tutto questo sta per finire: macchine come IBM Watson fanno già le diagnosi del cancro e sicuramente possono esaminare un modulo CAI come e meglio farebbe un liquidatore di sinistri, senza che le assicurazioni debbano avere tutti questi addetti senza alcuna capacità di capire che quando non c’è risposta allora uno deve farsi una domanda.

La fine del lavoro

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Anche Krugman l’ha capito, in questo articolo del New York Times , dove cita un libro, Race Against The Machine,  che in America fa discutere, e da noi, ovviamente, non si conosce neppure. Insomma, e per farla breve, anche il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman dice che siamo al punto in cui la tecnologia elimina i posti di lavoro (che passano alle macchine) senza crearne di nuovi , neanche in altri settori.

Il tutto con un’accelerazione dovuta al fatto che l’efficienza dei processi organizzativi e produttivi, generata dall’uso delle macchine, produce più reddito che conviene impiegare in altre macchine piuttosto che in posti di lavoro.

In un certo senso le macchine ormai si riproducono e trovano nuovi spazi dove allargarsi, e non è detto che questi luoghi debbano essere per forza nel cosiddetto mondo sviluppato.

In Africa, ad esempio, la rivoluzione delle comunicazioni via cellullare e smartphone, ha creato un ecosistema di banca virtuale che non ha bisogno di sportelli bancari (e relativi impiegati) in ogni villaggio, ma tutto si svolge da utente a utente tramite il loro cellulare; insomma, in uno solo passo, gli africani sono più avanti del Nord del mondo, e questo anche grazie al fatto che non ci sono autorità centrali che bloccano il mobile payment, perché danneggerebbe il mercato delle banche e i posti di lavoro dei bancari.